venerdì 2 aprile 2010

Posizioni




senti


mh


quella cosa che hai fatto prima con la mia gamba, hai presente?


cosa?


massì, prima, a letto…


ah, sì


ecco: dipende dallo yoga, se lo fai con un’altra magari la rompi


in che senso?


nel senso che magari tu ci provi con un’altra, le fai male e lei minimo ti dà una ginocchiata sul mento, volevo dirtelo, nel caso ti capitasse di tentare di farlo altrove, ecco


ah

lunedì 29 marzo 2010

Mi hanno messo le mani addosso

La mia amica Sciamana assomiglia pericolosamente a Mrs Lovett: non cucina pasticci di carne ma, oltre allo stesso look, ha pure la stessa puntuale capacità di strizzar l’occhio al suo lato più torbido; tra le altre cose manipola gli arti altrui, alcune forze della natura e certi indomabili principi fisici. Giuro di averla vista all’opera e di non aver nemmeno bevuto tanto, né prima né durante né dopo. Devo raccontarvi com’è andata.
Premessa: lavoro troppo, sono reduce da un periodo feroce e impegnativo, che ha sottoposto il mio solidissimo equilibrio a svariate forme di sollecitazione. Ne sono uscita, forte e salda come una roccia, ovviamente, ma con il collo bloccato da un dolore bruciante che parte esattamente dalla quinta vertebra cervicale e mi impedisce la normale occhiata di traverso che spesso mi contraddistingue. La Sciamana l’altra sera, nel corso di un’occasione conviviale che ci ha fatte rivedere dopo una lunga assenza, si è accorta all’istante che la mia rigidità, in genere solo di natura morale, stava in realtà coinvolgendo anche le mie povere membra.
Lascia che ti tocchi, ha detto. E io, che non son suggestionabile e che l’adoro, le ho risposto fai pure, sono tutta tua.

Mi ha poggiato una mano tra la quarta e la quinta vertebra. Ha premuto un poco, quasi un tocco di respiro. Ha disegnato due cerchi e poi ha detto:


Quante persone hai mandato a stendere questa settimana?

Nessuna, santo cielo!

Male. Quante porte avresti voluto sbattere?

Solo qualcuna.

L’hai fatto?

Ovviamente no.

Perché?

Perché ci si aspetta da me un atteggiamento tranquillo, moderato e controllato. Sono per contratto quella che rassicura e mette a posto le cose, non quella che sfascia le scrivanie.

Esiste una via di mezzo tra la sopportazione eroica e l’ira funesta e la tua colonna vertebrale si sta stancando di sostenere te e questa tua ridicola parte.

Sciamana, risparmiami la psicologia della mutua. Lavoro 12 ore al giorno, ieri sera ho spostato un tavolo e mi sarò fatta male alla schiena: ora imponi le mani su di me e guariscimi.


Ride. Mi passa alle spalle e mi posa due polpastrelli sul collo.


Ahi! Mi hai dato la scossa!

No, sei tu che l’hai data a me. Il tuo campo elettromagnetico è un groviglio di resistenze.



Si leva gli anelli e una mezza dozzina di bracciali e rimette le due dita lì. Una scossa. Di nuovo. Un senso di pizzicore dove la mia pelle incontra la sua. Non sta premendo, si è solo appoggiata. Ho il collo che frigge.



Hai avuto vertigini e un qualche senso di disorientamento in questi giorni?

Certo.

Mh. Devi aver attraversato una faglia spazio temporale.

Pensavo fosse la pressione bassa…

No.

Un calo di zuccheri…?

Nemmeno. Adesso respira. Come ti senti?

Il dolore alle vertebre, prima limitato a un’area di pochi centimetri, ora si è allargato alle scapole e alle spalle e mi prende mezza schiena. Grazie…

Buon segno: il dolore si diffonde, sta salendo per disperdersi.

Incoraggiante.

Senti Mich

Eh

Che cosa non hai detto questa settimana?

(la guardo con una certa apprensione) Leggi anche nel pensiero?

In questo periodo no.

Ah, bene. Dicevi?

Sei stata scortese negli ultimi giorni?

Io non sono mai scortese.

Hai evitato di dire con chiarezza quello che pensavi in qualche occasione?

Ovvio.

Da quanto tempo non manifesti con generosità una qualche emozione?

Dall’ottantacinque, anno più anno meno.


Mi tocca ancora il collo e infila le mani sotto al vestito, massaggiando le spalle con la punta delle dita. Il senso di scossa continua ma adesso è gradevole.


Devo smettere. C’è troppa confusione. Come va?

Ho la schiena a pezzi.

Allora va bene. Devi toccarti di più.

Prego?

Intendevo la schiena. Toccarsi e toccare favorisce lo scambio di energia. Dovremmo tutti farlo più spesso.

Ma sai che ne parlavo giusto l’altro giorno con qualcuno…?



Si allontana e mi passa le mani a tre centimetri dalla testa.


Cosa stai facendo?

Ti pettino l’aura.

E’ tanto arruffata?

Praticamente un’erinni.

venerdì 26 marzo 2010

Menti a contatto

Ci sono cervelli che lavorano usando le stesse onde elettromagnetiche. Io non so niente di neurologia, sia chiaro, si tratta solo di una mia inutile proposta di ricerca che non mi darà alcun riconoscimento accademico: io credo che alcuni cervelli si contraggano e dilatino rispondendo alle stesse energie, alle stesse forze. Te ne accorgi in compagnia, nelle conversazioni. Salta all’occhio per il modo che hanno di incontrarsi, di piacersi o provocarsi, di concepire pensieri simili nello stesso momento o anche per come le strutture mentali di cui inevitabilmente si servono, in apparenza distanti anni luce, finiscono per concepire soluzioni simili nonostante percorsi divergenti. Quelle menti si toccano. Capita agli amici, agli amanti, a volte anche solo tra conviviali occasionali. Ed è straordinario sentire che c’è qualcosa che funziona e che funziona perché condiviso.

Quei cervelli, però, le menti a contatto, si trovano irrisolte e confuse se quell’aderenza speciale non coinvolge anche i corpi. Abbracciamoci, via. Stringiamoci un po’.

martedì 16 marzo 2010

La verità mi fa male lo so

Ma che rapporto avete voi con la verità? Ne ho già parlato in passato, con il pezzo Davvero me lo stai chiedendo e ricordo che l'argomento vi era piaciuto: la verità mi fa male lo so, quindi se sei in dubbio lascia perdere. Ora, non vorrei generalizzare, ma capita che alcune forme di bizzarro sadomasochismo emotivo inducano persone intelligenti e di buon senso a giocare con il concetto di 'verità'. Badate bene che sono contraria alla menzogna quanto voi, quello che non capisco è la verità a tutti i costi e sono convinta che mentire e custodire un segreto siano due concetti estremamente diversi.

Cerchiamo di entrare nello specifico. Se credi che stia facendo una scempiaggine colossale, che mi stia proprio impegnando in una cazzata senza senso, ecco, tu, amico, me lo devi dire. Io in genere la mia opinione, specie se non richiesta, la regalo. Poi gli amici decidono cosa farsene della mie sincere considerazioni, ma almeno sanno che la schiettezza della valutazione, da me, l’hanno avuta. Ma se vedi il mio fidanzato che si rotola in un prato in atteggiamenti inequivocabili con una sconosciuta allora no, lascia perdere. È lui che, se lo ritiene opportuno, sceglierà tempi e modi per mettermi al corrente. Anche se preferirei che non lo facesse (mettermi al corrente, intendo).

Perché se non stai attento la verità crea dipendenza: tu pensi di darmene un pezzetto piccolo e io poi la voglio tutta, voglio sapere i dettagli, anche quelli che non avevi preventivato di dirmi. E questo farà male a te e a me.

Insomma, la verità va valutata, oltre che tutelata, e non vince sempre. C'è da rassegnarsi temo: sarà aspro da mandar giù ma non tutte le verità sono fatte per essere dette ad alta voce. A me personalmente c'è qualcosa che non convince tutte le volte che ci rendiamo conto di quanto sia confortevole raccontarla questa verità. E badate bene che non ho detto onesto, retto, sincero, integro e ragionevole. Ho proprio detto 'confortevole'. Che nel dizionario dei sinonimi prevede quello di 'comodo'.


Siamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda. Sono convinta che non sempre sia un male.

martedì 9 marzo 2010

Lo specialista

Bisognerebbe fare come con le auto: un tagliando ogni paio d'anni, un controllo da uno specialista che ti guarda la pancia, il cervello e il cuore e ti dice: “vada vada, tutto a posto, si ricordi solo di rabboccare l'ipotalamo ogni tanto ché mi è quasi finita in riserva”.
Non sarebbe male, no? Uno si tortura per benino tutti gli organi di cui dispone, usa e abusa di sospensioni emotive, di trazione cardiaca, mette alla prova sotto sforzo il sistema anti-bloccaggio del proprio cervello. Magari mette anche i cerchi in lega all'ego, tanto per sentirsi in pace con l'autostima. Poi un giorno, dopo che è già un po' che non si fa vedere, si rivolge a un professionista in grado di certificare che sia tutto ok.


Buongiorno


Buongiorno


Allora, a quanti chilometri è?


Mah, non ho controllato, settanta bilioni?


Ah, le donne! Ma lei deve farci più attenzione. Mi faccia dare un'occhiata... guardi, se la beccavano in questo stato le facevano la multa


Eh, mi pareva di sentire un rumorino


Eh, signora mia, ma ci credo. Dove ha lasciato la rotula?


Come la rotula?


Guardi qui: non c'è


Oh, è vero, devo averla persa scappando da qualche parte


Io non ho mica tutti di pezzi di ricambio sa?


E ora come faccio?


Ora sta senza, dovrà metterci cautela


Ah. Va bene. Per il resto? Tutto ok?


Più o meno. Le cambio le pastiglie all'ipofisi, che se continua così gli ormoni di primavera lei mica me li regge


Uhm, quanto le devo?


Mille soldi. La vuole la fattura?



Che ne dite? Non sarebbe male no? Fai la revisione e via: uno sa che va in giro tranquillo, si mette in sicurezza e riparte senza rumorini. L'unico problema è trovare un professionista affidabile. Ma uno bravo.

martedì 2 marzo 2010

Con 24mila baci


Oggi parlerò di un aspetto molto importante per la genesi di una relazione. È un elemento sostanziale, se questo non funziona c’è il rischio concreto che la storia non si schiodi dai blocchi di partenza: sto parlando del bacio. Pare semplice, lo so, gente navigata come noi mica ha tempo di fermarsi a pensare al contatto di labbra e lingua, molto più importante sembra essere tutto quello che segue. E invece no. Io, se il primo bacio non mi è piaciuto, è molto difficile che mi metta a pensare al resto. E so per certo di non essere l’unica a vederla così. È anche vero che non siamo persone intransigenti e diamo più di una chance, perché se il primo bacio non è stato un granché può dipendere da mille ragioni: timidezza, ascesso al dente del giudizio, una bolla sulla lingua e altri simili problemini. Quindi generalmente ci riproviamo. Ma se anche i tentativi seguenti non lasciano scampo all’insoddisfazione è finita. Punto. È troppo importante.

Grazie alla mia personale esperienza, ad anni di appunti meticolosi, oltre che con l’aiuto di un numero adeguato di segnalazioni, ho tirato giù un parzialissimo elenco di baciatori da evitare con attenzione. E se il bacio perfetto non è forse definibile, sicuramente possiamo descrivere quello che un bacio non deve essere. Allora:

  • il bacio a mulinello: la lingua rotante non piace nessuno, fidatevi. Specialmente se vi mettete ad alternare senso orario e antiorario, convinti che variare la marcia vi renda più sexy

  • il bacio vortice: è la variante con risucchio del bacio a mulinello. Basta un attimo per venir inghiottiti

  • il bacio a scodella di cane: avete presente quando mettete l’acqua nella ciotola di Fido e lui beve felice? Ecco, uguale

  • il bacio bavetta: esistono metodi infallibili per distribuire la saliva in modo più dignitoso, davvero, vale la pena provarci

  • il bacio senza lingua: suvvia, non essere timido!

  • il bacio dove-diavolo-mi-stai-baciando?: se mi lecchi il mento o ti metti a limonare col mio naso mi viene voglia di darti un pugno. Non sto scherzando

  • l’otorinolaringoiatra: quello che vi tocca le tonsille con la lingua. Suppongo che attualmente sia un medico

  • il bacio a cotoletta: più che di movenze è un problema di consistenza: una fettina impanata inamovibile, te la ficcano in bocca e aspettano, cosa non si sa (per gli altri tipi di bacio ricevo sempre solidarietà, del tipo “lo so, è capitato anche a me”, ma ogni volta che cito questo qui nessuno annuisce, mi sa che la cotoletta l’ho incontrata solo io. Che fortuna, eh?)


lunedì 22 febbraio 2010

Pari opportunità di fare buchi nei muri

Mi hanno regalato un trapano. Non c'è niente da ridere. Un trapano ha una sua dignità. Tanto per cominciare è utile. Puoi fare buchi a piacimento, puoi irritare i vicini di casa, puoi tassellarci tutte le mensole che vuoi. Vien voglia di mettere le mensole anche ad altezza ginocchia, tanto per vedere come funziona.

Il fatto che una fanciulla dall'aspetto angelicato e inoffensivo quale io sono abbia ricevuto come presente un trapano a 36 punte, in grado di forare legno, cemento e metallo, dovrebbe dirci sul secolo in corso molte più cose di un manuale di sociologia. Abbiamo voluto la parità? Eccoci accontentate: non solo ci tocca pagarci la cena, rinunciare ai complimenti fuori moda, aprirci le porte e fare corsi di autodifesa, ora dobbiamo anche imparare a tassellare. Io sono a favore, com'è ovvio. Voglio imparare a fare tutto, voglio essere autonoma e indipendente. Anzi: lo sono. Mi sono dipinta da sola le pareti di casa. Sono lilla, le pareti, e con rullo e pennello ho ampiamente dimostrato di non aver alcuna difficoltà. Cambio lampadine con disinvoltura e sono dotata di discreto senso pratico. Che poi io decida di non metterlo in pratica, il mio senso pratico, è tutto un altro discorso. Certo che so fare buchi nei muri, magari potrei anche cambiare le gomme e intonacare; credo di poter addirittura riparare un frullatore, ma sono dell'idea che non sia affatto obbligatorio che io faccia sul serio tutte queste cose. Sono a favore dei ruoli, che siano intercambiabili e flessibili, d'accordo, ma che ci siano. Mi capita di sentirmi donna quando, una volta che ho imparato a fare i buchi nei muri, delego a un uomo la faccenda. Delego anche la cottura del brasato al barolo a dire il vero, ma con le torte sono più brava io. Quanto alla cena dipende: se usciamo insieme da due lustri possiamo anche fare alla romana, ci mancherebbe, ma se siamo al primo appuntamento sappi che ti stai giocando almeno un milione di punti.


PS. dimenticavo: il trapano di cui sopra non l'ho mai usato.

martedì 16 febbraio 2010

La virtù


Eccone un altro. Uno di quelli che finge indifferenza verso il sesso, mi guarda come fossi una musa marmorea, si crogiola di tenerezze e si scioglie in abbracci. Uno così... non so, non me la racconta giusta. Vien quasi timore di fargli male. Ma non può essere. Da un punto di vista strettamente fisiognomico per altro non ha niente a che vedere con quei maschietti che usano adesso, puttini, efebici e asessuati. No no, la mascella è troppo ben fatta, ha una parte appetitiva chiaramente sviluppata e sicuramente adeguata. Le mani si vede che sanno toccare, è evidente da come le muove. Solo che per qualche motivo adesso fa finta di niente, mi carezza una guancia e mi propone cinema e bicchiere di vino. Ieri sera mi ha baciata per venticinque minuti di fila sotto casa e, quando gli ho chiesto di salire, ha detto che non poteva perché doveva ancora dar da mangiare al gatto dei vicini. Tutta colpa di questa stupida eredità culturale che l'uomo del XXI secolo tenta di scrollarsi di dosso: basta col testosterone arrapato. Ribaltiamo i luoghi comuni. Come no. E questo qui adesso vuole farmi credere di non rientrare nella categoria, di essere sensibile soprattutto ai miei interessi musicali e alle mie preferenze letterarie. Che ci può anche stare, eh. Ma io sono a favore dei giochi di ruolo e delle rassicuranti messe in scena sessiste. Ad un certo punto, dopo che abbiamo chiacchierato di quanto siamo colti, ho proprio bisogno di sentirmi addosso occhi invasati dagli ormoni e dal desiderio, mica quelle pupille da branzino. E voglio che nei miei occhi si legga la stessa cosa, naturalmente mentre simulo una virtuosa inibizione.

Ora glielo dico che insieme ai fiori, i violini e le candele voglio anche un homo taurinus. Vediamo come la prende.


Ecco. Lo sapevo. Il solito porco.


lunedì 15 febbraio 2010

Succede che


a volte due cominciano
e pensano di giocare
poi finiscono
con lo strapparsi il cuore



lunedì 8 febbraio 2010

Le adolescenti calde



Sono calda, molto. Ho la febbre. Non è una licenza poetica per rendere il post un po’ più frizzante: sono malata davvero. Il che significa che sono in pigiama e questo pezzo è scritto sotto gli effetti imbarazzanti del paracetamolo. Ne sono solo parzialmente responsabile insomma e posso ritrattare tutto in qualunque momento.

Allora, com’è noto, avere l’influenza ti spalanca davanti ore intere di inerzia, di cui sarebbe facile, piacevole e godurioso servirsi, se l’influenza stessa non ti regalasse, oltre al tempo libero, anche dolori misti, occhi brucianti, temperatura rovente. In pratica, in queste ore di vacanza inaspettata non si riesce a fare niente di utile. Presa da alcuni sensi di colpa di natura accademica, ho iniziato almeno tre tomi diversi di critica letteraria, abbandonando l’impresa a cinque righe dall’inizio. Se intendo leggere devo trovare qualcosa di diverso. Già Vanity Fair, con tutta quell’attualità, è troppo complesso. Mentre mi guardavo intorno in cerca di un’occupazione pseudo-intellettuale ho trovato lui: una misteriosa copia di Twilight che mi faceva ciaociao dalla libreria. Ammetto che preferirei non interrogarmi sulle oscure dinamiche che hanno portato nel mio salotto un romanzo per adolescenti vogliose. Perché di questo si tratta, parliamoci chiaro. Io, Twilight, per motivi febbrili, antropologici e sociologici, tra ieri e oggi, l’ho iniziato, letto e finito. Vi riporto un brano: Poi si voltò, sorridendomi beffardo, e mi tolse il fiato. Anche lui indossava una camicia senza maniche, sbottonata, e la pelle bianca e liscia del collo scendeva tesa sul profilo marmoreo del petto; la muscolatura non più nascosta dai vestiti spiccava in tutta la sua perfezione. Una simile bellezza era troppo perfetta, mi resi conto con una fitta acuta di disperazione. Non era possibile che questa creatura divina fosse stata inviata proprio per me. Ecco, a partire da pagina 5 e per le successive 400, non c’è una sola pagina in cui non sia dedicato almeno un intero paragrafo all’avvenenza di Edward Cullen, ai suoi addominali sotto la maglietta, alle sua labbra perfette, alle sue mani sublimi e alla sua pelle invitante. Ora, pensate davvero che il successo di questo libro sia da ricondurre al fascino della figura del vampiro nella letteratura occidentale? Ma per favore. Il decoro del romanzo, descritto sul risvolto di copertina come “un romanzo per ragazzi”, è apparentemente salvo per il semplice fatto che Edward e Bella non consumano mai, nonostante lei non faccia che sbavargli addosso per 412 pagine. Ma lui, virtuoso, le resiste per il timore di farle del male. Salvo guardarla tutto il tempo, cito testualmente, come si guarda una cosa da mangiare. Adesso vi svelerò una cosa tutt’altro che segreta: le adolescenti pensano al sesso molto più di quanto non si dichiari in genere ad alta voce. Una sedicenne è in grado di pensare per giornate intere, con la costanza tipica della mente femminile, ad almeno settanta modi diversi di prendersi cura del corpo di quello che le piace. Si tratterà magari di modi un po’ goffi, di teorie ormonali in attesa di conferma empirica, ma saprà senz’altro dare prova di grande creatività in merito. Io me lo ricordo come passavo i miei pomeriggi nel 1997 e devo dire che i pensieri di Bella di fronte agli addominali del vampiro, in confronto, sono laudi mattutine. Ricordo anche che io e una mia amica avevamo creato un linguaggio in codice per parlare della questione al telefono senza che i genitori impallidissero origliando: quando ci chiedevamo reciprocamente “Hai studiato geometria ieri?” non stavamo affatto parlando del teorema di Pitagora.

Quindi, se avete figlie femmine adolescenti, con Twilight sul comodino, che passano al telefono un numero di ore sospetto a parlare di equazioni di secondo grado, fatevi delle domande.

mercoledì 3 febbraio 2010

Rubrica: Ventricoli Epistolari/2

Cara Mich,
non so se tu e i tuoi lettori mi potete aiutare, comunque la questione è questa: frequento un ragazzo da tre mesi, mi piace molto, ci sto bene e non vorrei dire quello che sto per dire... però mi sto diplomando in simulazione di orgasmi. Non ho mai avuto questo problema prima, il fatto è che lui è proprio un inetto, solo che non so cosa dirgli né come dirglielo...
Che ne pensi?

La tua amica Verrei-ma-non-posso


Cara Verrei-ma,
cosa diavolo aspetti? A smettere di simulare intendo. Perché scrivi a me e non scrivi a lui? Una lettera coi disegni e le indicazioni: caro amore, se tocchi qui e qui non succede niente, il gomito forse era una zona erogena per la tua ex ma a me se lo mordi dà fastidio. E questo ritmo lo so che te l'hanno insegnato nei film porno ma ti assicuro che nella realtà non mi porterà al piacere nemmeno in un milione di anni.
Se ne vale la pena naturalmente, se ci tieni e sei coinvolta secondo me è il caso di fare un tentativo. Magari il poverino è mal abituato da una ex a cui piacevano cose opposte a quelle che piacciono a te, magari invece si è formato sessualmente con una ninfomane che arrivava all'orgasmo con un'occhiata veloce oppure è proprio un imbranato professionista e tu puoi salvarlo dal baratro dell'inettitudine sessuale. Se non migliora rifatti viva e troveremo insieme una soluzione.
Adesso invece vai e divertiti.

lunedì 1 febbraio 2010

La scala C.

Il signor C. non è purtroppo un blogger e per il momento si limita a consegnare la saggezza delle sue riflessioni alla tradizione orale. Nel momento in cui deciderà di affidare la divulgazione del suo pensiero alla blogosfera ne troverete notizia nel mio blogroll, ma per adesso dovrete limitarvi al riassunto che posso darne io, viziato dalla necessità di sintesi ma fedele nella sostanza. Dunque, premetto subito che si tratta (apparentemente) di roba da maschi e il fatto che io ne sia portavoce fa di me una parziale complice, oltre che una sincera antropologa della questione. Lo scopo della Scala C. è quello di dividere l'universo femminile in 5 categorie basate esclusivamente sull'appetibilità sessuale. Il cervello, la personalità, la simpatia e altre simili amenità cerebrali non sono qui minimamente in discussione e intervengono nella valutazione in una fase successiva: quello che conta a questo livello è soltanto l'aspetto fisico.

Dunque, mutuerò di necessità parte del mio lessico dal signor C. e dai suoi approvanti sostenitori per tentare di darvi un'idea delle 5 classi:

5. Una figa paura, una gnocca stellare. Roba da rivista: nella realtà praticamente non se ne incontrano. È talmente bona che, anche se fosse una scema olimpica, si potrebbe prendere in considerazione l'idea di instaurarci una relazione (fermo restando che non è l'instaurarsi di una relazione lo scopo della Scala C.).

4. È una bella ragazza, proprio bella. Certo, ha un qualche difettuccio fisico. Roba di poco conto, si intende. Farsela rappresenta senz'altro una botta di classe, cose che puoi raccontare in giro con un certo orgoglio insomma. La sua bellezza la renderebbe, in caso, persino adatta a una relazione.

3. Una ragazza carina. Ma la somma dei difettucci che si porta addosso si fa troppo evidente per poterle dare un punteggio maggiore. Naturalmente, anche se le mancano i punti per un passaggio di categoria, una trombatina per svago ci può stare tutta.

2. Questa qui è una ragazza mediocre, anche bruttina. Spiace dirlo, ma farsela rappresenta un problema. Non è insomma una che puoi invitare fuori pensando a cuor leggero di finire la serata aggrovigliati da qualche parte. Bisogna però dire che, nelle adeguate condizioni di luce e alterazione psichica di natura possibilmente chimica, può capitare di farci del sesso.

1. Un cesso. Una che proprio non si può guardare, tanto meno pensare di farsela. No no. Nemmeno col famoso cuscino sulla faccia. Questa qui no.

Tolti di mezzo i dubbi di natura femminista, che né a me né al signor C. interessano, data la natura prettamente e dichiaratamente fisica della sua analisi, la prima riserva che ho tentato di muovergli riguardava la rigidità di questa classificazione: anche ammettendo la buona fede e l'imparzialità dell'occhio giudicante, 5 classi mi sembravano francamente pochine per inquadrare la complessità dell'universo femminile. Ma il signor C. su questo è irremovibile e, alla mia obiezione, argomenta come segue: molto difficilmente un uomo (inteso come maschio) penserà che cinque categorie siano poche. Al contrario, è altamente probabile pensi siano troppe, dato che, in genere, si limiterà ad applicare una parametrazione binaria: “si può fare” – “non si può fare”. Dal che, resto convinto che la ripartizione in cinque classi costituisca un buon compromesso tra le valutazioni degli organi cerebrali femminili e quelle degli organi genitali maschili.

All'atto pratico, in una qualunque serata in giro per locali tra me e il signor C., è risultato evidente che, nonostante io sia volentieri animata da una perfida e invidiosa competizione nei confronti delle altre donne, ero in generale piuttosto generosa nella classificazione, mentre il signor C. tendeva ad assegnare al massimo un 3e mezzo, considerandolo per altro un ottimo punteggio.

Qualcuno deve dirlo al signor C., comunque, che certe donne ingannano: bastano un po' di trucco e un push-up da urlo per passare dall'1e mezzo al 3 pieno in meno di venti minuti. Bisogna anche dire che quasi tutte, quando apriamo agli occhi, non superiamo il 2-.