Lo spazio della solitudine regala momenti di inaspettato godimento.
Sono tornata dal lavoro tardi, di nuovo. Mentre pedalo verso casa mi ricordo che non c’è nessuno, che arriverò e prenderò possesso degli spazi domestici con un’intimità diversa. Una confidenza inusuale. Lascio la bici in cantina e mi prendo una bottiglia di vino. Non è abbastanza fresco. Lo realizzo mentre salgo verso l’appartamento, un gradino dopo l’altro. Entro e lascio le scarpe nell’ingresso, di traverso contro la porta. Esco dal vestito con un colpo di zip e infilo la bottiglia di vino in freezer. Vado in bagno, dove tolgo quel che rimane e guardo la doccia con desiderio. Mi godo fino all’ultima goccia battente. Mi curo la pelle, i capelli. Idrato, massaggio, rilasso.
Non ho voglia di vestirmi. Né di cucinare. Mi tengo i capelli bagnati, i piedi nudi, addosso l’essenziale. Metto una piastra sulla fiamma al massimo e quando è rovente ci butto su una tagliata. Mentre la carne si scotta, pochi minuti per lato, tiro fuori dal freezer la bottiglia di vino, finalmente freddo, e la stappo. Il primo bicchiere va giù a stomaco vuoto. Non disseta ma confonde.
Ho sulle labbra quel piacevole stordimento che conoscete.
