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giovedì 4 novembre 2010

Dell'acqua e dell'onnipotenza

Una delle mie specialità, una delle qualità presunte che mi si attribuiscono, è una spiccata attitudine per l’organizzazione: io possiedo l’invadenza programmatica della pianificazione. Deriva da un mio dilatato senso di onnipotenza, per il quale sto cercando da tempo, senza successo, una cura plausibile. C’è da dire che ho imparato negli anni a lasciar posto anche agli agi dell’improvvisazione, ma è un percorso di riabilitazione emotiva che ha l’aria di voler durare parecchio.

In pratica succede questo, che se parto per 3 giorni per un lungo weekend di festa, programmato per durare quel numero limitato di ore, non riesco a concepire in astratto che i 3 giorni possano diventare 4. Non ci riesco perché sono abitata da una molesta scansione del vivere quotidiano: il lavoro, gli orari, gente che mi cerca, che mi chiede dove sei e quando torni, colleghi che mi ricordano via sms la riunione delle 12. Insomma, io non sono pronta a fare l’alluvionata. Quando l’alluvione mi ha sorpresa a Torino è stato diverso: sono stati i miei ponti a chiudere, le cantine della mia città a riempirsi di fango e detriti. La sciagura aveva un altro sapore: quando è la tua, la vivi con un’altra rassegnazione. Ben diversa è una calamità naturale che ti coglie altrove: mica ti appartiene, la subisci, la osservi, la esamini e intanto pensi al modo di aggirarla, di tenerla al suo posto, di lasciartela alle spalle con indifferente supponenza.
Tanto che mi ero già messa in macchina per lasciare Vicenza, caricati i bagagli, salutati gli amici. Ma l’alluvione è letteralmente alla porta: i fiumi dirompono, gli argini non reggono, i tombini esplodono. Pare che nell’ultimo secolo i vicentini non abbiano mai assistito a niente del genere. Scopro l’esistenza del Bacchiglione, vedo le sue acque invadere l’abitato, sommergere le auto. Per i primi dieci minuti, con la giacca addosso e l’ombrello in mano, penso “non mi fermerai, devo tornare a casa, io”. Tanto che sono sulla porta, pronta a sfidare, vincendoli, gli elementi. Gli elementi mi fanno una pernacchia piuttosto spaventosa e mi rispediscono dentro casa. Non so come succede, né esattamente in quale momento della mattinata, fatto sta che all’improvviso mi rappacifico con me stessa, con la pioggia, con il buio che incombe. C’è un placido, ineluttabile e inaspettato senso di pacata rassegnazione. Ma una rassegnazione sana, di quelle che fanno bene e riconciliano. Quindi ci si leva le scarpe, si riaprono i bagagli in cerca di un golfino e delle pantofole. Ci si accomoda sul divano e si permette al tempo di far quel che deve, scorrere. Si parla, si ride, si sonnecchia, si cerca conforto nella pasta frolla. C’è un film in dvd e un tè caldissimo nelle tazze, c’è un torpore che prende alle gambe, che si allungano sul tavolo di fronte al divano, si avvolgono nelle coperte e restano lì, a lasciare che il pomeriggio piova lentamente via. E piovono via anche la sera, la notte, la mattina successiva, con la lentezza che è propria di ciò che attiene all’eternità.

Ho realizzato che la frenesia del controllo del tempo e degli eventi è una smania che impegna e affatica e che vale la pena imparare a sedarla. Ho scoperto che è delizioso talvolta dismettere i panni dell’onnipotente, lasciandoli a chi di competenza.

martedì 13 luglio 2010

Holidays in the sun(flowers)


Sono stata in vacanza. Avevo pochi giorni, una parentesi tra un mondo di lavoro e l’altro. La provvidenza, amorevolmente provvista di casualità, ha messo sulla mia strada alcuni decisivi compagni di viaggio, grazie ai quali ho potuto adoperarmi in alcune amene attività che ora vado a raccontarvi.

Tanto per cominciare, c’è da dire che la sveglia mattutina entro le 7.30 ci ha permesso quotidianamente di fare una tonica corsetta in mezzo ai girasoli. Alla colazione, in genere a base di centrifugato di bietola e rabarbaro, seguiva di norma una lunga passeggiata sulla spiaggia, con sessione di yoga ed energica partita di beach volley prima di pranzo. Raccolti attorno al desco, si consumavano alcune gradevoli conversazioni attorno alla fisica dei quanti o, in alternativa, all’idealismo tedesco del XVIII secolo, con lettura in lingua originale di alcuni passi dalla Dottrina della Scienza, di Johann Gottlieb Fichte. Se nel pomeriggio non ci si dilettava di visite mirate a certi remoti musei dell’entroterra, i cui tesori tardo rinascimentali non sto qui ad elencarvi, ci si dedicava in gruppo alla discussione della Critica della Ragion Pura, spesso in compagnia di certi simpatici vicini di ombrellone, con i quali abbiamo anche improvvisato estenuanti tornei a racchettoni per sgranchirci un po’ le gambe. Naturalmente non di solo rigore vivono il corpo e la mente, motivo per cui le serate erano dedicate ad allegre rievocazioni storiche, non prima di aver consumato un frugale pasto a base di frutta e cereali. Per rendere anche la doccia un momento di sana disciplina psico-fisico, grazie a un sofisticato congegno di recente brevetto, si è provveduto a collegare la corrente elettrica alla rete idrica, in modo da garantire tonificanti getti d’acqua a fior di pelle.
E tutto questo senza alcool, senza grassi idrogenati, senza carne, senza esaltatori di sapidità.

Come sarebbe a dire che non ci credete? Non penserete mica che io abbia trascorso questi pochi giorni consumando monumentali aperitivi a base di vini e bollicine? Non crederete davvero che abbia scovato un giacimento di grigliate di pesce e bomboloni alla crema? Che abbia trovato sollazzo su sabbie bollenti insieme a rivistucole su cui compilare ignobili test atti a dimostrare che tipo di fedifraga sono o quali competenze vanto negli esami orali? Suvvia. Per chi mi avete presa? Per una di quelle che sostengono che cambiare posizione per favorire un’abbronzatura uniforme può essere considerata a tutti gli effetti un’attività fisica? Pensate forse che io abbia talvolta assunto le sembianze di una stuoia che i miei compagni di viaggio potevano all’occorrenza caricarsi in spalle e srotolare a piacimento? Si vede proprio che non mi conoscete ancora.

Mh. Va bene. Sono pronta ad ammetterlo. Forse qualche volta, ma proprio di rado, ho fatto cose inaudite per le ragionevoli gabbie quotidiane: ho dilatato tempi e spazi. Ho preso possesso, con delizia e privilegio, di minuti lunghissimi, li ho assaggiati, mi ci sono sdraiata sopra. E mi è pure piaciuto.

martedì 5 gennaio 2010

Alcune vivezze et altre cose morbide

Negli ultimi tre giorni ho partecipato ad alcuni corsi di recupero e approfondimento per disadattati. Mi sono recata in apposito istituto, con valigia e quaderno per gli appunti. Vorrei rendervi partecipi delle nozioni apprese, che potrebbero tornare utili.


La pronuncia corretta di Valdobbiadene è ValdobbiAdene, con l'accento sulla à.


Certi gatti amano l'adipe e i cassetti. Certi altri la pancetta per la carbonara.


Sul futon è vietata la copula. O quantomeno è sconsigliata.


L'ospedale di San Bonifacio (VR) è sfavillante come un centro commerciale, ha lo stesso ingresso di un casinò, l'architettura di un hotel di Dubai ed è dotato di un bagno di 40 mq.


Per fare acquisti in alcune pasticcerie vicentine è necessaria la tessera annonaria: ogni cittadino può comprare un numero di paste non superiore a 7.


Castelfranco Veneto (TV) ospita una mostra dedicata a Giorgione. I visitatori in coda ricevono dal personale del museo cioccolatini per ingannare l'attesa.


L'attendibilità della meteorologia ricorda molto da vicino quella dell'astrologia.


Non è necessario sparecchiare la tavola alla fine di ogni pasto. È anzi consigliabile, in certi casi, lasciarla apparecchiata almeno tre giorni di seguito.


Se fai sesso per un periodo di tempo superiore alle tre settimane sempre con la stessa persona si può a rigore parlare di “fidanzato”. Anche la definizione di friend with benefit può essere indicata, a patto che il benefit sia all'altezza.


Ogni giorno deglutiamo 400 volte. Ogni deglutizione corrisponde a una spinta verso il basso pari a circa 4,5 kg.


Tiffany ha prodotto certe piccole alette in argento il cui scopo è mantenere nella giusta forma i colletti delle camicie. Sarebbe bene evitare di giocarci mentre ci si trova nei pressi di grate e tombini.


La modalità caldo caraibico, in alcune case, non la trovi soltanto sul termostato.