martedì 12 gennaio 2010
La sventurata rispose
- abbiamo accettato l’invito a vedere un film a casa di Ludovico Van, sedicente scrittore di soggetti cinematografici conosciuto un quarto d’ora prima (e non aveva nemmeno una collezione di farfalle, né di nessun altro tipo di lepidottero credibile)
- ci siamo sbronzati in solitudine con distillati fatti in casa, finendo la serata accartocciati di sonno etilico sul divano e risvegliandoci di veglia post-etilica sul pavimento
- quella volta che abbiamo sorriso (invece di fratturarci tutte e dieci le dita in segno di pentimento) nel ricevere dalla nostra compagnia telefonica l’esultante messaggio: Complimenti! Sei entrato nel Top Club esclusivo riservato ai migliori clienti di Vodafone. Scopri le offerte a te dedicate!
- che siamo passati col rosso investendo di striscio una vecchina claudicante
- che davanti al portone con lui, una moglie in vacanza e un figliolo in età scolare, alla domanda Sali? abbiamo risposto sì
- che ci siamo drogati di Pringles, olive ascolane e pecorino col miele davanti alle repliche di Dawson’s Creek
- che dopo duecentottantaquattro lettere d’addio alla domanda allora quando ci rivediamo? abbiamo risposto domani va bene?
- che abbiamo detto a un’amica fedifraga schiantata dal rimorso relax, take it easy
- che abbiamo finto un’unghia incarnita per non accompagnare la nonna all’Anonima Diabetici (ultimo ritrovato della terapia di gruppo. Esiste)
- quella volta che, sedotti dal bancomat durante i saldi di gennaio, abbiamo accettato la 3x2 dell’infradito, imperdibile svendita di calzature estive
mercoledì 6 gennaio 2010
La volpe e l'uva
Immagino che tutti quanti abbiate incrociato, in periodi prossimi all'infanzia ma non necessariamente, la storiella La volpe e l'uva. Avete presente? È la storia di una volpe che desidera ferocemente un grappolo d'uva: fa di tutto per riuscire a raccoglierlo, si arrampica, salta, risalta, ma senza alcun risultato, non riesce a prenderlo. Sconfitta, si allontana dal vitigno borbottando che tanto quell'uva irraggiungibile senz'altro non era matura. Ora, con le favole a morale, come potrete immaginare, io ci vado a nozze. Qui si tratta di fingere disinteresse per qualcosa che non ci è dato ottenere. Per quanto mi riguarda è una disciplina che mi è capitato di coltivare, in più occasioni e con diverse qualità di uva. Non solo: uno alla fine ha una tale dimestichezza con la propria finzione che finisce col crederci. Peccato che la simulazione e la dissimulazione, in particolare con se stessi, abbiano in genere vita breve. Una volta un'amica mi ha raccontato, parlando dell'irraggiungibile ragazzo del quale era innamorata, una serie infinita di ridicole scempiaggini. In particolare ricordo alcuni classici, tipo in fondo non siamo fatti per stare insieme, siamo troppo diversi e parliamo lingue diverse, finiremmo col deluderci e disprezzarci, cui lei aggiunse alcune varianti da soap opera quali l'astrologa parla chiaro: io sono un segno di fuoco mentre lui è un segno d'acqua, come potremmo andare d'accordo?
Naturalmente la casistica è sconfinata. Voi ce l'avete il vostro grappolo d'uva?
martedì 5 gennaio 2010
Alcune vivezze et altre cose morbide
Negli ultimi tre giorni ho partecipato ad alcuni corsi di recupero e approfondimento per disadattati. Mi sono recata in apposito istituto, con valigia e quaderno per gli appunti. Vorrei rendervi partecipi delle nozioni apprese, che potrebbero tornare utili.
La pronuncia corretta di Valdobbiadene è ValdobbiAdene, con l'accento sulla à.
Certi gatti amano l'adipe e i cassetti. Certi altri la pancetta per la carbonara.
Sul futon è vietata la copula. O quantomeno è sconsigliata.
L'ospedale di San Bonifacio (VR) è sfavillante come un centro commerciale, ha lo stesso ingresso di un casinò, l'architettura di un hotel di Dubai ed è dotato di un bagno di 40 mq.
Per fare acquisti in alcune pasticcerie vicentine è necessaria la tessera annonaria: ogni cittadino può comprare un numero di paste non superiore a 7.
Castelfranco Veneto (TV) ospita una mostra dedicata a Giorgione. I visitatori in coda ricevono dal personale del museo cioccolatini per ingannare l'attesa.
L'attendibilità della meteorologia ricorda molto da vicino quella dell'astrologia.
Non è necessario sparecchiare la tavola alla fine di ogni pasto. È anzi consigliabile, in certi casi, lasciarla apparecchiata almeno tre giorni di seguito.
Se fai sesso per un periodo di tempo superiore alle tre settimane sempre con la stessa persona si può a rigore parlare di “fidanzato”. Anche la definizione di friend with benefit può essere indicata, a patto che il benefit sia all'altezza.
Ogni giorno deglutiamo 400 volte. Ogni deglutizione corrisponde a una spinta verso il basso pari a circa 4,5 kg.
Tiffany ha prodotto certe piccole alette in argento il cui scopo è mantenere nella giusta forma i colletti delle camicie. Sarebbe bene evitare di giocarci mentre ci si trova nei pressi di grate e tombini.
La modalità caldo caraibico, in alcune case, non la trovi soltanto sul termostato.
martedì 29 dicembre 2009
In corsia
La vicina di letto di mia madre viene dal maghreb, ha 3 anni meno di lei, 5 figli e 11 nipoti, che affollano la camera a turno. In preda alla confusione mentale favorita dall'anestesia, mia madre si lamenta pubblicamente dell'infertilità della cultura occidentale e della sua prole in particolare. Approfittando dello stato di confusione mentale favorito dall'anestesia, riesco a convincerla che può risolvere personalmente il problema facendo un altro figlio.
senza titolo
notte, prima di adesso non ho mai pensato abbastanza a lungo ai distillati di mele, calvados, che bella parola, mi piace come costringe la lingua a pensare, la mia testa ha perso cervello, chiudo gli occhi sul cranio vuoto
tra quattro ore di sonno sarà passata
domenica 27 dicembre 2009
Il film preferito
L’altro film che farò vedere ai miei figli è una favola romantica dall’happy end obbligatorio: Lady Hawke. Se non conoscete nemmeno questo potete piantarla subito di leggere. Anzi, di leggermi in assoluto, se mi volete dovete prendere tutto il pacchetto: la quota irritante e la quota dagli occhi a cuore (per quanto quest’ultima sia oggettivamente più rara). Dunque, Lady Hawke, dicevo, è una favoletta nella quale i due protagonisti, belli, atletici e medievali, sono vittima di un malefico incantesimo. I due si amano pazzamente ma non possono mai incontrarsi, benché vivano praticamente appiccicati: di giorno lui è un fustone a cavallo che si porta a spasso lei su una spalla, sotto le sembianze di un uccello rapace, di notte invece lei è una biondina diafana che vaga per i boschi insieme a lui, che le sgambetta accanto sotto forma di lupo. Dato che non voglio fare dello spoiler non vi racconterò come un simpatico ladruncolo li aiuterà a rompere l’incantesimo perché i due possano finalmente guardarsi negli occhi e amarsi.
Ecco, questi sono tra i miei film preferiti. Posso definirli tali senza timore di venir contraddetta: quando si parla di film preferiti siamo tutti bravissimi a citare i vari Kim Ki Duk, Kubrick, Tarantino, i Coen, facciamo a gara a citare il miglior film muto francese di sempre e robette così. Ochei, ci sto: se mi sfidate a chi ha i gusti cinematografici più colti e più snob potrei dire la mia. Ma qui si tratta del film preferito inconfessabile, quello che se lo vediamo ci riconcilia con il pomeriggio e con qualche nostro fanciullino dimenticato nella pancia (cosa che mi sarebbe difficile dire per la visione del bellissimo e soporifero, cito a caso, La mia notte con Maud di Eric Rohmer).
Bene, io ho confessato. Ora tocca a voi.
lunedì 21 dicembre 2009
Questione di flirting
Quando sto flirtando con un tipo carino e simpatico vorrei che se ne accorgesse. Non ci vuole molto, perché il mio interesse, quando c’è, ci tengo che si noti.
Un flirt deve seguire poche regole elementari, così riassumibili:
- entrambi i partecipanti al gioco devono esserne consapevoli e possibilmente consenzienti
- ci si sente con ludica frequenza e regolarità e, se non ci si sente, anche il non-sentirsi deve essere studiato e funzionale alla suspense
- tale regolarità non è da confondersi con tristi forme di abitudine e non implica il sentirsi tutti i giorni a mezzogiorno, significa piuttosto che si ha voglia di far capolino molto spesso e che questa voglia deve essere tangibilmente reciproca
- se il flirt si accompagna a una qualche forma di invaghimento (eventualità che non diamo per scontata) è senz’altro più divertente
Ora, detto questo, mi spieghi che diamine stiamo facendo io e te? Abbiamo passato una notte insieme, è stato carino, non preventivato e mi pare che ci si è divertiti, no? Ora dobbiamo decidere se è il caso di rifarlo o di lasciar perdere. Ci risentiamo un paio di volte per tastare il reciproco interesse e alla fine, lo ammetto, cedo alla tentazione del messaggio etilico delle 2 del mattino. E tu che fai? Niente. Forse a quell’ora stavi dormendo nel tuo letto e il tuo telefono era spento. Forse non l'hai acceso per buona parte della mattina successiva. Forse, una volta acceso, ti sei preso un po' di tempo per rileggere il mio “verrei lì a farti vedere alcune nuove posizioni di yoga che ho imparato” e decidere se e cosa rispondere. Ammettiamo tutto. Ma mi spieghi perché all’alba del secondo giorno il mio messaggio è ancora senza risposta? A ripensarci da sobria mi fai pentire di aver voluto fare la carina.
Sappi che a questo punto della faccenda io ho iniziato a parlare di te come della “bietola”, cosa di cui le mie amiche ridono molto. Ho dato loro in pasto i tuoi pochi messaggi e sappi che li hanno fatti a pezzi, che sono stati retoricamente centrifugati, che mi stanno dicendo che questo flirt non è un flirt, che sei poco sveglio e che non sai giocare. Non sai giocare, capito? È il peggio che possa capitare a una donna un uomo che non sa giocare.
Intanto, il mio “quando?” resta senza risposta altri tre giorni. A metà del quarto rispondi: “non lo so, devo andare dal dentista”. Al che perdo le speranze e faccio una battuta sulla tua incapacità di fare inviti e sulla tua goffa galanteria a lunga scadenza, ma non capisci l’ironia e invece di rilanciare e farmi dimenticare in qualche modo la tua imperdonabile incompetenza con l’antica arte del flirt mi prendi sul serio e continui: “non è che non ti voglio vedere ma ho delle giornate un po’ complicate, tu che dici?”.
Io non dico niente e vado al mare con un altro.
martedì 15 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
Le parole delle emozioni
1. Oh! Io sono un'istintiva, non posso fare a meno di dire quello che penso e manifestare ciò che provo
2. Macché istinto! Io nascondo, dissimulo, mistifico e reprimo
Per quanto riguarda me, escludo categoricamente l'opzione 1 e mi assesterei su una variante della 2, una 2/bis diciamo: macché istinto! Io ci proverei anche a farti vedere che mi emoziono, solo che non ne sono capace. Non ho mai imparato veramente a farlo, oppure ho disimparato strada facendo, il che è uguale. È una forma di inettitudine, lo so: anni di controllo sulla realtà mi hanno assuefatta a un regime di autodisciplina a detta di alcuni un filo eccessivo. Che poi il controllo della realtà non sia altro che una delle mie illusioni preferite è un problema a parte, che non è qui il caso di affrontare.
Insomma, voi come vi regolate? Non è mica una roba scontata. Io riesco a manifestare solo emozioni note, quelle che ho avuto il tempo di metabolizzare, potremmo chiamarle emozioni premeditate, il che priva il contesto della sua caratteristica fondamentale: la spontaneità. Quando si tratta di improvvisare, e nella vita reale diciamo che capita di frequente, è un casino: sono maldestra, faccio e dico cose imbarazzanti, perdo senso logico e sintassi. Un disastro insomma.
So che esiste una patologia che descrive in parte questo fenomeno: si chiama alessitimia e letteralmente significa non avere le parole per le emozioni. A volte temo di esserne affetta.
giovedì 10 dicembre 2009
Pensiero spaesato
Ma quando penso che non devo pensare a un certo pensiero pensato, in realtà a cosa sto pensando? A quel certo pensiero impensato oppure a un pensiero sperato? O forse è un pensiero smarrito?
venerdì 4 dicembre 2009
Com'è il tempo?
ciao,
cercavo un pretesto per scriverti (i pretesti servono quando si teme di disturbare, nel senso che devi avere una buona ragione per farlo, se proprio devi farlo); ho persino pensato a qualcosa di meteorologico, tipo che tempo fa lì e cose del genere
poi ho lasciato perdere
mercoledì 2 dicembre 2009
Rubrica: Ventricoli Epistolari/1
ti scrivo per proporti una storia di baci non dati.
I protagonisti sono me stesso e una mia ex amica che avrebbe dovuto far carriera salendo nella scala mobile delle mie carezze fino al ruolo di quadro, per essere poi appesa nella mia cameretta in una posizione tale da consentirmi di guardarla tutte le sere prima di addormentarmi... ma come avrai capito, così non è stato.Allora, andiamo con ordine. Noi due ci conosciamo da anni, non siamo amici ma neppure semplici conoscenti. Non ci telefoniamo, non trascorriamo serate assieme, non andiamo a cena assieme, né da soli né con altre persone, però quando casualmente ci incontriamo scopriamo quanto ci faccia piacere parlare, ma poi la cosa finisce lì (dimenticavo: lei è molto carina).Un paio di mesi fa, in uno di questi fortuiti incontri, scopriamo che vogliamo andare a vedere lo stesso film al cinema... e così iniziamo a vederci. Dopo quel film ce ne sono stati due ogni settimana, e dopo ogni film ci sono state ore di chiacchiere, durante ogni film ci sono stati gomiti che piacevolmente facevano finta di toccarsi per caso, ma poi non si staccavano più fino ai titoli di coda.
Io, perso nelle indicazioni del Tom Tom della mia mente, non ci capivo più nulla... sino a quando, dopo l'ennesimo film, sono sbottato dicendole che la nostra situazione era quanto meno ambigua, che io ero in confusione completa, che stare con lei diventava sempre più piacevole e dunque... dunque... cosa poteva rispondermi lei? Che questa cosa l'ha notata, non può dirmi che siamo amici, però non si sente neppure di dirmi che siamo qualcosa di più.Continuiamo a vederci, tutto bene ma non riusciamo a rompere la quarta parete, Mich, nonostante il desiderio di baciarla... eravamo entrambi bloccati.Piano piano io mi sono lasciato contrarre e opacizzare dalle cose non dette, lei ha perso naturalezza almeno quanto me e una sera, in mezzo a questo cataclisma, ci siamo baciati.A questo punto io, nonostante la vedessi spesso titubante, provo a materializzare i nostri sogni con delle proposte, ma puntualmente quando metto la minigonna ai nostri pensieri lei dice che ha freddo. La scorsa settimana le chiedo un incontro e ci troviamo per un caffè. Io le rigetto addosso tutti i miei pensieri, ma non credo che le interessi poi così tanto, le cose o succedono o si fanno succedere. Risponde che in questo momento ha molti dubbi, è confusa, che le dispiacerebbe non vedermi più, ma mi capirebbe se decidessi di dire basta. Io le spiego che per me vederci così non ha più senso, l'antipasto era buono e ora o pago il conto o mi servono tutte le altre portate, io seduto senza mangiare proprio non so stare. Ci baciamo e ci voltiamo le spalle... fine. Continuiamo reciprocamente a spiarci da settimane attraverso commenti lasciati ad arte tra un social network e l'altro, ma non ci siamo più né visti né sentiti.
Allora, che ne dici?
Grazie, a presto
Aiace d'Antipasto
Caro Aiace,
mi scuserai se adesso la minigonna ai pensieri la metto io, fammi sapere se ti viene freddo. Comincio col dire a tutti quanti che l'autore della lettera non ha 15 anni e presumibilmente nemmeno la sua amata. Mi sento anche di difendere la pessima scelta dell'espressione “l'antipasto era buono e ora o pago il conto o mi servono tutte le altre portate”: è orrenda, ma voglio sperare che lui non l'abbia detta ad alta voce (non l'hai fatto vero? Vero?).
Ammettiamo per un momento che tra di voi ci sia (stato) qualcosa di molto potente da un punto di vista cerebrale, ammettiamo che un uomo e una donna possano andare al cinema insieme due volte la settimana per un numero eccessivo di settimane senza sfiorarsi mai nient'altro che gli avambracci, ammettiamo anche che si siano divertiti a guardarsi negli occhi con i nasi a due centimetri raccontandosi vicendevolmente quanto stessero bene a condividere tutto tranne la pelle. Ammettiamo l'inammissibile. Ma a un certo punto qualcosa deve succedere. Deve. Se non succede significa che non lo desiderate abbastanza. Punto. Né tu né lei. So per certo, e mi perdonerai se lo svelo a tutti quanti, che non sei esattamente il tipo da amor cortese, sei un interventista del sentimento e della mano morta, uno a cui non manca la pratica, insomma, mica uno che se ne può stare occhi negli occhi con una donna a scambiarsi caste manifestazioni di stima. Cos'è che ti ha bloccato? Cos'è che vi ha impedito di scambiarvi saliva e umori? Parlarsi addosso ammazza l'eros e inibisce gli ormoni. Poi sai che a me piace analizzare le scelte lessicali altrui: inorridita per l'infelice uscita sull'antipasto, sono costretta a rabbrividire anche per la storia del quadro. Tu a un certo punto, proprio all'inizio della tua lettera, dici che lei “avrebbe dovuto far carriera salendo nella scala mobile delle mie carezze fino al ruolo di quadro, per essere poi appesa nella mia cameretta”. Santocielo! Ma ti sei riletto?? Un quadro?! Hai desiderato che lei diventasse un quadro davanti cui mettersi in ammirazione? Un trofeo o una musa? Ma lo sai che le muse sono le creature meno erotiche della storia? Sono lì, immobili e intoccabili nella loro perfezione. Il minimo che può succederti, quando cerchi di sfiorarle, è che ti si ritragga anche la mano (figuriamoci il resto).
E poi cosa intendi esattamente quando dici “provo a materializzare i nostri sogni”? I sogni di chi? E di che sogni stai parlando? Credo che la situazione sia chiara per tutti. Anche per te. Sì sì, non fare quella faccia: tu sai benissimo cosa devi o non devi fare adesso, cioè assolutamente niente. Sei stato immobile per settimane, restarci un altro po' potrebbe essere sensato.
E voi che ne dite? Aiace è tutto vostro: sbizzarritevi.
PS. mentre chiedevo delibera all'interessato per la pubblicazione di quanto sopra ho scoperto che la storia ha subito un'evoluzione. Si accettano scommesse su tali sviluppi.
lunedì 30 novembre 2009
Rubrica: Ventricoli Epistolari/0
Nasce oggi una nuova rubrica: troverà spazio sulle mie pagine di tanto di in tanto. Naturalmente, è una posta del cuore. Approfitterà impudicamente e sfacciatamente delle vostre lettere, dei messaggi che ricevo, che interrogano e mi interrogano. E le risposte (avviso in proposito i miei venticinque lettori) saranno pubbliche, in mondovisione. Una degenerazione dell’esibizionismo insomma, tanto mio quanto vostro ovviamente.
Ognuno di voi è invitato, qui sotto, a dare buoni consigli, se non può più dare cattivi esempi. E comunque, i cattivi esempi, sono eventualmente i benvenuti.
(Per quanto riguarda la vostra identità, la tutelerò come posso. Ma usatemi prudenza).
Questa fu la prima lettera, con relativa risposta:
Mich,
a occhio e croce domani prenderò un coltello da cucina, mi aprirò il torace, tirerò via il cuore e lo sostituirò con una pompetta corazzata in titanio.Dopo, mi scalotterò il cranio e rimuoverò amigdala, nuclei ipotalamici e altri centri responsabili delle emozioni. Se effettivamente succederà ti mando i resti sanguinolenti, ok?
Geck lo Squartatore
Caro Geck,
una volta che ho tentato di imbalsamare l’ipotalamo mi è venuto il fuoco di sant’antonio. Più un’altra serie di disturbi psicosomatici che non è il caso di dettagliare. Poi ci si impratichisce e, con l’aiuto dell’algebra e della geometria, si trasformano le emozioni in equazioni. Bastano un manuale, un paio di formule e passa tutto. Si sta divinamente. Il problema, quando si va a spasso convinti di essere inoppugnabili come un assioma, è che al primo numerino che disfa la formula ce ne andiamo beatamente in frantumi. Può darsi comunque che a te l’esperimento riesca, chissà. Aspetto impaziente i tuoi avanzi biliari e ciò che resta del tuo cuore.
I nomi vengono cambiati da me, a meno che non ne scegliate uno. Il tema, invece, lo proponete voi: cuori infranti, amori a pezzi, sentimenti puri e impuri, dolori, tremori, gioie violente, fedeli e infedeli, spasimanti molesti. Quel che vi pare. Naturalmente chi scrive qui sa che corre il rischio serio che la sua lettera venga fatta a pezzi, a scopo ludico, da me e dai lettori. Non facciamo psicologia, crediamo solo nel potere dissacratorio della parola.
L'indirizzo è questo: ascopoludico@gmail.com
martedì 24 novembre 2009
Ci siamo già visti?
Oddio, parlo come una disadattata.
Comunque, il concetto è questo: ricordo i volti con grande difficoltà, i nomi li rimuovo all’istante, forse non li ascolto nemmeno, e il contesto dell’incontro sbiadisce nei suoi contorni dopo un minuto. Il risultato è che sono in grado di presentarmi tre volte di fila alla stessa persona, con momenti di grande imbarazzo quando la persona in questione non solo mi saluta calorosamente chiamandomi per nome, ma ricorda anche precisi dettagli di nostre conversazioni che, per quanto mi riguarda, non sono mai avvenute.
Ora, i casi sono due: non sono attenta al prossimo mio perché ritengo che non abbia niente di interessante da dirmi, oppure non sono attenta al prossimo mio perché sono troppo impegnata io a trovare qualcosa di interessante da dire. In entrambi i casi non ci esco a testa alta, perché manifestare scarsa attenzione verso il proprio interlocutore, per qualunque motivo succeda, non è carino a prescindere. E non solo nella mia vita mondana: potrei infatti elencare alcune clamorose amnesie facciali anche nella vita professionale. Il che è molto grave quando parte del tuo lavoro è fatto di pubbliche relazioni.
Ma non c'è niente da fare. L'altra sera, per dire, mi ci sono impegnata: c'erano quattro persone nuove a cena e ho deciso che, anche a costo di prendere appunti, avrei dovuto ricordarmi i nomi e quantomeno una caratteristica ciascuno. Una qualunque: il colore dei capelli, della maglia, un tic, una fobia, la professione, qualcosa insomma. A cinque giorni da quella cena ricordo tre nomi su quattro, cosa che rappresenta un mezzo record, ma nemmeno un colore di occhi. Non so se qualcuno di loro porta gli occhiali né se hanno la barba. E i tre nomi che ricordo, naturalmente, non saprei abbinarli a un volto. Ricordo dettagli delle conversazioni, ma non ricordo affatto chi ha detto cosa.
Che devo fare? Mh? Scattare fotografie di nascosto e fare l'album a fine serata? Credo che dovremmo tutti riuscire a presentarci impressionando in qualche modo la memoria di chi ci stringe la mano. Con me fatelo. Dovesse capitarvi di conoscermi ricordatevene e ditemi qualcosa di sconcertante: piacere sono Nicola e mi piace dormire su un letto di chiodi; ciao, io sono Lucia e quella che stringi è una mano finta; ah, io sono Eugenio e martedì scorso mi hanno rapito gli alieni. Cose così insomma. Non so, magari funziona.