giovedì 4 aprile 2013

La saponetta



Esistono gli individui saponetta. Quelli che scivolano via, anche quando li tenete con entrambe le mani. A volte ambigui, a volte talmente cristallini, nel loro indietreggiare, da non poterli accusare di ambiguità. Consapevoli o meno della loro fuggevolezza, è bene imparare a guardarsene, in particolare se appartenete alla fortunata schiera dei decisionisti. Quelli concreti, quelli chiari che esigono altrettanta chiarezza, quelli saldi. Gli individui saponetta non sanno, o non possono, darvi niente di più di qualche morbida bolla, un po’ di profumata idratazione, qualche  aroma soffice al tatto.

domenica 10 febbraio 2013

Che peccato, la superbia



Tra i peccati è forse più comune di quanto non si tenda a pensare. Quello con cui facciamo i conti, talvolta inavvertitamente, ogni istante della giornata. Anche le persone più miti, i timidi, gli insicuri. Nessuno è davvero escluso dalla tentazione del tutto umana di ritenere il proprio esistere e il proprio sentire migliore di quello altrui. La superbia è tra i peccati più difficili da stanare, perché il confine con la giusta opinione di sé può essere talmente sottile, inavvertibile quasi, che individuarlo diventa un esercizio di critica che non sempre val la pena di compiere. Eppure ci capita di continuo.

Siamo superbi ogni volta che non abbiamo dubbi, ogni volta che pensiamo di aver capito. Ogni volta che riteniamo la sfida una lusinga ma l’avversario non all’altezza. Siamo superbi quelle volte che riusciamo a ridurre al silenzio oppure che ci restiamo noi, in silenzio, per dileggio dell’interlocutore. Tendiamo all’arroganza, talvolta, l’istante in cui comprendiamo che l’abilità dialettica è in grado di sedurre. Ogni volta che la nostra opinione espressa, sia stata o meno pretesa, intaglia ferite negli animi sensibili. Ogni volta che, in un modo o nell’altro, ci sentiamo persuasi che il nostro parere sia necessario.




Che peccato, i peccati. Una piccola serie:
Accidia
Ira
Invidia
Gola
Lussuria

lunedì 7 gennaio 2013

Il piacere di fare le cose

E' molto semplice e sono stata molto sciocca a non pensarci fino ad ora. 
L'ho considerato scontato, l'ho dato per acquisito senza bisogno di elaborarlo, presa come sono dalle mie piccole soddisfazioni personali, da quello che ottengo, dal modo in cui cerco di accordare fato e volontà per tenere tra le mani quello che amo. E non ho mai realizzato sul serio che tutto siede sulla capacità (l'abilità, l'intraprendenza, la fortuna sfacciata) di saper trattenere con noi qualcosa che ci piace fare.

Trovare qualcosa che ci piaccia fare. 

Non parlo del lavoro: quello se c'è bene, se vi piace meglio ma tanto sapete che non vi potrà piacere per sempre, o comunque non allo stesso modo. Parlo di altro, parlo di tutte quelle attività, anche minuscole, che ci sappiano riempire la mente e la affatichino. Qualcosa che la affatichi a sazietà.

Privi di questa sazietà, che non è appagamento e può ugualmente accompagnarsi all'inquietudine dell'insoddisfazione, purché costruttiva, ogni azione diventa incomprensibile e vana.
L'incomprensione paralizza, terrifica. Fa così spavento che l'immobilità sembra l'unico possibile rimedio. Immobili ci sentiamo al sicuro, nella tiepida illusione che non sapendo nuotare forse è meglio restarsene a riva. Privi di quel piacere di fare le cose il mare aperto mette paura. Ma capita, si sa, che i mari chiusi non esistano, per fortuna.

lunedì 19 novembre 2012

I balocchi


io con le immagini
dei nostri baci
posso baloccarmi
la mente per ore

intrattenermi
giornate intere

sabato 17 novembre 2012

Il puntaspilli



Come si sente?

Trafitta

Percepisce dolore?

Il senso di scossa vale?

Solo se dura più di tre secondi

Mh, no, sta passando

Tutto a posto?

Veramente ho freddo: sa, sono in mutande e là fuori ci sono 5 gradi 

Il freddo è un problema: se le si contrae il muscolo gli aghi le faranno male

Ecco: faccia qualcosa allora


Sono distesa a pancia sotto. Mi copre le cosce e mezza schiena con una coperta. Spalle, braccia, polpacci e piedi non può coprirli: questa è la mia prima seduta di agopuntura e sono un puntaspilli.


La disturba se appoggio sulla parte alta della schiena questa coperta leggerissima?

In che senso disturba?

Sa, se sente freddo per coprirla devo posargliela sugli aghi

Ossignore, penso. Ma non lo dico ad alta voce. Rispondo invece: faccia pure

Allora, come va?

Nessun problema

Sicura?

Tutto ok, davvero

Bruciori? Pizzicori?

Direi di no. Senta

Dica

Ma quanti sono?

Cosa?

Gli aghi

Non glielo dico

Ah

Ora io mi allontano una ventina di minuti. Le abbasso anche la luce. Se sente un fastidio di qualunque genere mi chiami

Ok

Ancora una cosa


A volte i pazienti si rilassano e tendono a dimenticarlo: lei è piena di aghi al momento

Mh

Quindi deve stare ferma

Ferma

Immobile. Anche il minimo movimento provoca una contrazione muscolare e questo potrebbe causarle dolore

Ah

Perfettamente immobile. Ha capito?

Sì, capito

Allora io vado

Va bene

Sono qui nella stanza accanto eh

Me la caverò


Abbassa le luci e lascia la stanza chiudendo pianissimo la porta. Silenzio. Sento i suoi passi allontanarsi sul parquet. Sto benone, penso. Dopo un secondo esatto mi prude il naso.

domenica 28 ottobre 2012

Il mio regno per qualcuno che venga a farmi il cambio di stagione



Ho rimandato di settimana in settimana, per pigrizia, finché l’allerta meteo, dalla quale mi faccio coscienziosamente terrorizzare, non mi ha convinta: questi shorts a quadretti azzurri mi assicureranno una colite se non mi decido a sostituirli con un dolcevita in lana vergine. Devo cambiar la stagione al mio armadio. 

L'abito in lino rosso di mich
È un’espressione che usiamo troppo spesso senza renderci veramente conto della poesia che nasconde. Ci facciamo per qualche ora padroni del tempo e imponiamo alla stagione di mutare in qualche angolo della nostra magione: l’armadio, per l’appunto. Se uno ci pensa per un attimo quasi si scorda del tormento che lo attende, preso com’è da fantasie di onnipotenza planetaria. Ma la realtà dell’esplosione di magliette stropicciate, vestitini che “poi li lavo” e stanno lì su una sedia da luglio e tshirt di traverso nei cassetti si fa presto largo alla nostra vista. Io procedo ormai in automatico, senza darmi modo di riflettere se sacrificare o meno qualcosa da una transumanza all’altra in questo rito stagionale.

Perché tutti ci troviamo a un certo punto faccia a faccia con lui, il vestito che non mettiamo da un secolo o due ma del quale è impossibile pensare di privarsi. Il mio vestito estivo in-sacrificabile l’ho appeso a una porta e l’ho guardato a lungo. Lo possiedo da lustri e non lo metto da almeno tre anni, ampio in lino rosso, tocca in terra da quanto è lungo. Ogni sei mesi lo tiro fuori e poi lo risistemo dentro, con le pieghe ancora intatte, pensando che prima o poi mi verrà voglia di indossarlo ancora.

Ce l'avete anche voi vero il vostro abito feticcio? 

giovedì 11 ottobre 2012

Tiro al bersaglio



Il bersaglio di mich

Le persone se ne vanno in giro con un bersaglio sulla schiena. Tutte. È indispensabile alle dinamiche della reciproca conoscenza. Solo che qualcuno non lo sa, di averlo; alcuni, misantropi, lo nascondono sotto strati di maglioni; mentre altri, i più sfacciati, lo tengono ben posto in evidenza. È questione di predisposizione, di attitudine al confronto e alla socializzazione.

E come le colpite voi le persone? Voglio dire, quando vi interessa qualcuno riuscite a trasmetterlo, vi affidate all’improvvisazione oppure calcolate la strategia con perizia? Pare che le strategie non vadano più di moda e che l’approccio jazz sia in genere il più efficace. Mi piace crederci e mi annoiano le persone che prendono la mira. 

Per colpire me, comunque, fate piano.