lunedì 26 ottobre 2009

Se fa male vuol dire che fa bene



Se fa male vuol dire che fa bene. Me lo diceva sempre mia nonna quando mi disinfettava le ferite vive con l'alcool puro. Era sempre così: io mi sbucciavo un ginocchio giocando in giardino e mi veniva da piangere non tanto per la sbucciatura in sé, ma perché temevo il momento in cui avrei dovuto presentarmi da lei per la medicazione di rito. Ogni tanto facevo finta di niente, continuavo a giocare e rientravo in casa a sangue ormai rappreso, con una crosta di fango e piastrine. Lei mi beccava subito, prendeva lui, il maledetto denaturato, e via: fiotti di liquido infiammabile per togliere la crosta di impurità e pulire a fondo la ferita ancora fresca. Per fortuna la ricerca scientifica, tra le sue mirabili scoperte mediche, ha incluso quella che ha portato alla diffusione dei disinfettanti che non bruciano. E fanno bene lo stesso. Capito? Non fanno male e, nonostante questo, fanno bene. L'ho presa alla lontana per parlare di questa cosa: è proprio necessario stare male, contorcersi dal dolore, soffrire e disperarsi per stare bene? Qualche volta sì, ma ho il ragionevole dubbio che, mentre mi arrotolo in una posizione di yoga dai conclamati benefici, se sento cric a livello delle rotule e poi zoppico, quei benefici li vedrò molto difficilmente. L'acido lattico, per dirne un'altra, se vi devasta per giorni dopo aver fatto palestra, immagino che non vi stia facendo bene affatto. Quando lo abbiamo inventato questo culto del dolore? Sospetto che il catechismo abbia avuto i suoi meriti, insieme a tanta bella educazione al senso di colpa: stai male, non importa per cosa, stringi i denti ché di certo te lo sei meritato. Una forma di espiazione insomma. Ecco, io me ne vorrei liberare. Sia dal concetto di espiazione che, quando possibile, dal concetto di dolore. Devo stare per forza male per tornare a stare bene? Ammetto che, a un certo livello, detta così faccia parte del ciclo naturale delle cose. Però. Accidenti. D'accordo. Devo stare male. Ma per quanto?

31 commenti:

Anonimo ha detto...

io se non mi incasino da sola sto male... chi sono?

mich ha detto...

@ anonimo: una qualunque delle mie amiche?
;)

fabietto82 ha detto...

Noi, moderni cristiani, portiamo il nostro bilanciere sulle spalle, sul quale campeggia la scritta "NO PAIN, NO GAIN"

splendidi quarantenni ha detto...

E pensare che sono le cose che fan godere che poi a volte fanno malissimo.

effemmeffe ha detto...

Proprio l'altro giorno ne discutevo con um amico; noi siamo partiti da una riflessione sull'epidurale per le donne al momento del parto: io come uomo ignorante, sostengo che dovrebbe essere a disposizione immediatamente su richiesta della partoriente, lui magnificava l'ospedale dove la sua compagna ha partorito dicendo che l'hanno scelto proprio perché non fanno epidurale, episiotomia, ossitocina e null'altro per mantenere il parto il più naturale possibile.
E che il dolore del parto sia necessario per godere ancora di più della nascita.
Come quando sali una montagna a piedi e poi quando sei in cima godi del panorama.
Sospetto che se fosse toccato a lui partorire potrebbe cambiare idea...
E comunque non mi sono venute obiezioni se non la stessa che fai tu: imho è un retaggio dell'educazione cattolica che ci portiamo dietro come società.
Not in my name (anymore), però!

eppifemili ha detto...

tempo fa mi è successa la stessa cosa-

ginocchio infortunato causa posizione yoga.

attenzione cara.

a me è durato una vita.
riposo mi raccomando.

che lo yoga farà bene.
ma stare sul divano non fa correre rischi... :)

Spinoza ha detto...

Sarei pure quasi d'accordo con te, ma sono convinto che il dolore sia utile. Ovvio non tutto. Se mi butto dal primo piano e mi fracasso un piede, il dolore mi previene la prossima volta dal buttarmi ancora. Ma il dolore di un tumore, per dire, è assolutamente inutile.

Cecilia ha detto...

Mi è piaciuto leggere questo post.
Ho imparato a curarmi le ferite con le foglie e pesciolini rossi essiccati. Poi ci spruzzo sopra acqua benedetta da me e guarisco subito.

Buon fine lunedì, Mich.

Laura ha detto...

E' il post che avevi promesso, Mich, ed è davvero denso (anche i commenti lo sono)...

Io credo che la cosa più difficile da praticare sia l'autoindulgenza, a quella si arriva quando si è davvero maturi dentro, se mai ci si arriva... E poi il tempo: forse non bisognerebbe chiedersi "per quanto?", ma solo dirsi "ok, adesso è così, ma questa fase, questo dolore finirà". Forse.
(Non sono brava in queste cose)

Paolo ha detto...

Credo che tutto dipenda da come ci si pone nei confronti della vita (il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno)...chi vede in un avvenimento un'opportunità chi una perdita...certo la Vita dispensa gioie e dolori a prescindere dalla nostra volontà...ma sapersi rimettere in piedi quanto prima dipende da come affrontiamo le cose...se ci concentriamo solo esclusivamente sul dolore...siamo fritti...la Vita è Gioia...il fatto che scrivi questo post, è la riprova che qualcosa sta cambiando in Te...stai prendendo le distanze da un certo modo di pensare, che prima ti veniva spontaneo, o quanto meno ti poni in posizione critica...
non me prende troppo sul serio...ehhh, non sono pisicologo, ma su queste cose mi capita di pensarci come Te.

Notte
Michela :-)

Anonimo ha detto...

« L’anima che vuole salire sul monte della perfezione deve rinunciare a tutte le cose »

Giovanni della Croce, 1579-1585.


54passi

mich ha detto...

@ fabietto, no pain no gain, lo so. Tra l'altro wikipedia mi ha appena suggerito che è stata jane fonda la moderna filosofa cristiano-contemporanea, mica lo sapevo

@ splendido parli della crema chantilly vero?

@ effemmeffe, questa sarebbe una discussione lunga. Però hai ragione: prima che uomo possa pontificare in proposito bisognerebbe che andasse lui a squartarsi in sala parto
;)

@ eppifemili, io c'ho le ginocchia di cristallo, roba che neanche van basten: sarò prudente ed immobile, giuro

@ spinoza: d'accordissimo. Un amico (non sto inventando) per scommessa si è buttato dal 2° piano. Ha vinto per coraggio e imbecillità ed è rimasto 90 giorni ingessato dalla vita in giù

@ cecilia, benvenuta! e grazie per i preziosi consigli: ora mi segno tutto sul Gran Quaderno dei Rimedi e delle Soluzioni

@ laura, propongo di inserire l'Autoindulgenza tra le discibline accademiche, con tanto di esame finale

@ paolo, i bicchieri li svuoto e riempio almeno dodici volte al giorno

@ 54passi, bella! me la segno sul quaderno delle cit.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Condivido il tuo post in tutto e per tutto e mi sento anche di aggiungere che spesso si fa lo stesso errore anche in amore.
Per qualche assurda ragione i rapporti più difficili, quelli che ci hanno fatto struggere, piangere, soffrire come dei dannati, sono proprio quelli che rimangono per sempre ammantati da un'assurda aurea romantica e nostalgica.

mich ha detto...

@ jane, cara jane, anche di quello stavo parlando (vedi scelta dell'immagine: c'è chi ci mette il denaturato pure sul cuore sbucciato)
;)

Taglia ha detto...

Molto bello questo post :D e sono d'accordo sull'analisi che hai fatto (tra l'altro avevo anch'io una gran paura da piccolo quando mi sbucciavo un ginocchio, perché poi erano dolori con l'acqua ossigenata) fondamentalmente io non credo che per crescere, maturare, migliorare, il dolore sia così necessario. Cresco, miglioro, comprendo ecc. anche nella gioia, nel piacere, e lo faccio decisamente più in fretta e più consapevolmente che non quando sto male.

Dire che il dolore è necessario ritengo sia una forma consolatoria "sto male ma in fondo mi fa bene, mi è utile", dire che se le cose sono difficili poi si godranno di più i bei momenti, è ugualmente una forma consolatoria.

Non credo che il male sia necessario, e così la sofferenza, il dolore ecc. purtroppo sono inevitabili, questo sì, ma francamente non li ritengo né così utili né necessari ^_^

La Strega ha detto...

premi, meme... ho roba per te ...

Gary Coopo ha detto...

stai tranquilla, il dolore non e' affatto necessario per stare bene.. l'unica controindicazione è che se smarrisci questa visione fideistica del dolore in questo modo l'accettazione del dolore quando ti parrà ingiustificato sarà impossibile..

effemmeffe ha detto...

Non ho capito se il discorso lungo sarebbe quello sul parto o quello sulle argomentazioni che potrei usare per ribattere al mio amico.
E comunque ho tempo, quale che sia il discorso lungo, scrivine pure, io son qui che aspetto di leggere.

mich ha detto...

@ Taglia, sulla necessità del dolore cambio opionione ogni tre quarti d'ora (immagino proprio per la consapevolezza, come dici tu, che è una condizione inevitabile e mi è utile immaginare che mi serva a qualcosa)

@ strega, onoratissima cara!

@ gary, uff, lo so. quindi che fare? affrancarsi dalla visione consolatorio-fideistica o tenersela stretta per sopportare gli sfregi del destino...?

mich ha detto...

@ effemmeffe, il discorso sulla necessità o meno di partorire con dolore intendo.
Una signora a me molto cara ricorda che quando andò a partorire la prima volta, negli anni Sessanta, mentre si lamentava per il male, l'ostetrica le disse "non lamentarti: ti sei diverita prima eh? adesso soffri in silenzio". ecco, credo che questo sia un eccesso.
Stesso argomento ma quarant'anni dopo: una mia amica ha recentemente patito molto l'epidurale, che pure ha richiesto, perché le ha impedito di controllare le contrazioni, rendendole le cose un po' più difficili del previsto.
E' un discorso lungo perché molto personale credo. Forse non adatto qui. Però è pertinente, grazie per aver sollevato l'argomento, non ci avevo pensato scrivendo il post, però ci sta a pennello
:)

sancla ha detto...

Eppure non mi è mai piaciuta quella massima (la diceva sempre mia mamma), a dire il vero l'ho sempre odiata (epicurea, sono)
:)

Anonimo ha detto...

Non è che quella cosa del "non ci sono pasti gratis" sia proprio cattolica e basta. E' anche un assioma in biologia evoluzionistica per dire.
E non è che il dolore aiuti a crescere. Lo fa solo se diamo per scontato che prima o poi si debba soffrire e che quindi sia meglio abituarcisi. Ma non è mica detto. C'è gente che è invecchiata facendo surf in California, mi dicono. Senza uno sputo di pensiero al mondo, nè all'amore nè al denaro nè al cielo (oh, beh, ci stava...).

Riguardo invece al bicchiere mezzo pieno/vuoto, ricordo una vignetta carinissima di Gary Larson, secondo cui ci sono tre impostazioni possibili:
-il bicchiere è mezzo pieno.
-il bicchiere è mezzo vuoto.
-ehi! Avevo ordinato un fottuto Big Mac!

Danilo

Lindalov ha detto...

Non é il Catechismo, é proprio la religione cattolica che da Sant'Agostino (credo) ha introdotto il concetto del soffrire adesso per redenzione futura..

mich ha detto...

@ sancla, saggia! Se tieni anche lezioni di epicureismo diventi biliardaria

@ danilo, peccato averla scoperta solo oggi quella del big mac, avrei avuto trilioni di occasioni per citarla!

@ lindalov, devono ancora dimostrarcelo che la redenzione sia cosa che valga la pena inseguire

FrammentAria ha detto...

teoricamente sono d'accordissimo. spesso anche praticamente. preferisco di gran lunga sorridere, non so perché ma mi viene meglio e mi piace di più :) concordo con splendidiquarantenni che le cose che fanno godere di più sono quelle che fanno più male: prendi il cibo, le cose migliori fanno male, chissà se così come il disinfettante che non brucia un giorno inventeranno la frittura senza grassi e la nutella senza burro di cacao. e vogliamo parlare del fumo? e lasciamo perdere il sesso, poi.
il dolore..... il dolore maggiore di un dolore è l'ignoranza, cioè non sapere. non sapere perché, quando finirà, se finirà, dove mi porterà. è un dolore che si autoalimenta. finché non si smette di cercare la ragione.
il momento di dolore peggiore della mia vita, il primo della lista (non lunghissima, per fortuna) è stato affrontare la morte, l'idea della morte, il soffio della morte. roba da desiderare di morire per la paura di dover morire! affrontare una malattia, il cancro, che non sai dove ti porterà. è una paura lunga, "ignorante", è camminare su un terreno minato, al buio, per giunta. un dolore così grande quando passa ti insegna tante cose. la più importante il suo contrario: la vita. ti insegna la vita, la bellezza della vita. i doni, minuscoli, che ogni giorno la vita ci fà. apre gli occhi, ecco. quindi se proprio deve servire a qualcosa, il dolore, è questo: che ti insegna il suo contrario. beh, sarebbe meglio impararlo in modo diverso, più piacevole! e, certo, impari quando il dolore è superato (se è superabile), e impari anche che soffrire non ti piace. affatto. e, certo, potessimo scegliere.....io sceglierei di non soffrire.
:)

Vittoria A. ha detto...

Ciao! Infatti capisco, anche a me e' capitata una cosa simile con la ginnastica, un cric nella schiena e per mezz'ora non riuscivo a respirare. Non e' sempre detto che cio' che fa bene debba fare per forza male. Pero' ancora mi arrovello su alcune cose: le cose piacevoli della vita o fanno male, o fanno ingrassare o sono considerate di dubbia moralita'! che roba difficile!

ndr ha detto...

E se non dipendesse dalle cose, il loro fare male, ma da come noi le facciamo? Se vogliamo sollevare sin da subito troppi pesi, o correre a velocità impossibili. E lo stesso per le cose piacevoli, tipo bere. Mica importi scolarsi una botte di vino ogni volta, per dire.
Comunque, stare male per poter tornare a stare bene. Direi forse, stare male, stare bene. A volte sono collegate in modo diretto, altre meno. Comunque si starà male, e poi si starà bene, e poi male, e bene. etc. etc.

Per quanto?
Poi la soglia si alza. E lo stare male crea dipendenza. ahahah!! come tutto.

mich ha detto...

@ ndr: infatti certi giorni sono una vera star-male-addicted

@ vittoria, le cose piacevoli che sul lungo periodo non fanno male in realtà non sono poi così piacevoli!

@ frammentAria, l'ho passata anch'io quella fase del "meglio morire subito così mi levo il pensiero"...

ndr ha detto...

la parola addicted mi ricorda sempre questa canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=nGcuiRkSJnk

Grazie. Per i ricordi.

Iaia Nie ha detto...

teoricamente si dovrebbe vedere nei propri errori, nel dolore un'occasione di crescita...come se da un seme aspro nascesse una pianta dai frutti dolcissimi. praticamente non ci credo.

mich ha detto...

@ ndr, grazie per la segnalazione (sempre gradite, mi piace scoprire cose nuove)

@ iaia nie, ma certo: il dolore ci serve per crescere, per diventare più saggi, più forti, più sicuri, per viversani&belli ecc ecc. praticamente ci crediamo allo stesso modo...!