lunedì 17 gennaio 2011

Lo metto sul Curriculum

Io ho in mano un mestiere: l’Invitata ai Matrimoni, con master in Testimonianza.

Gennaio è il mese in cui amici e conoscenti ti portano a cena e dicono “Ehi, per l’anno entrante tieniti libero il giorno tale del mese tale ché mi sposo”. E infatti è puntualmente successo. Come puntualmente mi succede da molti gennai a questa parte. E io mi sono specializzata e ora sono l’Invitata che tutti vorrebbero avere: piaccio ai parenti e agli amici, so camminare sui tacchi, vengo bene nelle foto, partecipo con poco entusiasmo ma con la convinzione richiesta al lancio del bouquet. Ho danzato in chilometri di trenini, mangiato vagonate di torte nuziali accompagnate da spumanti di ogni etichetta e, naturalmente, conosco a memoria Gioca Jouer.

Sul master in Testimonianza aprirei un discorso a parte: ispiro fiducia, chissà, al punto che ho apposto la mia firma, in riti civili e religiosi, su un numero di registri che ora mi sfugge, certificando in questo modo la buona fede dei contraenti le nozze. Sono quindi stata immortalata con gli sposi a braccetto sull’altare o coi calici alzati, gli occhi brilli di vino e fatica. Ho organizzato addii al nubilato e presenziato a scelte di abito. È un lavoro a tutti gli effetti, ne converrete. Posso dire con orgoglio di non aver mai indossato lo stesso vestito e vanto una discreta conoscenza del tema
Le tableau de mariage, o l’arte della composizione dei tavoli. Ho visto parenti mal assortiti e neo sposi litigare, ma anche consuoceri abbastanza lontani se necessario e amici di lui flirtare con amiche di lei grazie a seggiole provvidenzialmente vicine.

L’aneddotica si fa potenzialmente sconfinata ma quel che mi preme adesso è riportare una predica in particolare, ad opera di un frate illuminato per il quale nutro stima e rispetto senza fine. Lui disse, nel bel mezzo del rito e guardando negli occhi gli sposi innamorati: “io adesso dovrei dirvi tanti auguri, quella è la porta, andate a vivere felice e contenti. E invece no. Quel che vi dico è un’altra cosa: sarete sì felici, ma non sarà facile perché da questo momento e per ogni giorno voi dovrete perdonarvi di essere uno un limite alla vita dell’altro”. Che il celebrante si soffermi, dopo la sensualità del Cantico dei Cantici, ad anticipare le potenziali sciagure della vita comune succede spesso, ma la scelta efficace del concetto di limite mi è capitata solo quella volta. Un brivido ha attraversato le schiene dei presenti, accoppiati e non, e s’è proprio sentito che un paio di loro stavano per darsi alla fuga. Gli sposi mi pare.
Io, in quanto Invitata professionista, ho preso appunti per le mie cronache.


15 commenti:

ndr ha detto...

Per dire, questo post è parecchio meglio di quellolì di là. Per me. Ecco.

Silas Flannery ha detto...

I trenini, quelli mi danno il mal di testa.

Sarà per questo che io in quanto a testimonianze (si dirà così?) sono a quota zero.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Il frate illuminato con una frase così azzeccata si è guadagnato anche la mia di stima.

LorenZo ha detto...

C'è un limite a tutto. Ma inteso in un altro modo: ogni cosa ha i suoi limiti. Il limite (non quello di x che tende a zero) è il confine, il bordo, il recinto, la forma periferica che conferisce identità all'insieme. La bottiglia dà forma al vino che altrimenti si disperderebbe nell'oceano. Ci sono tanti tipi di bottiglie: Borlotta, Renana, Bordolese, Albeisa, Champagnotta, Pulcinella, Anforetta, Fillette, Clavelin, Imperiale, Melchizedec, Melchior, Fiasco, Flauto, Porto, Ungherese... e con tanti tipi di dimensioni: Magnum, Jéroboan, Réhoboam, Mathusalem, Salmanazar, Balthazar e Nabuchodonosor.
Il limite è dove finisci tu e comincia l'universo.

danilo ha detto...

Beh, ogni bivio che incontri sul sentiero è un limite alla tua vita, ma non per questo ti senti offeso al punto di doverlo perdonare, no?

matteo ha detto...

Oh insomma, i frati sanno anche essere ironici, no? Perdonare è un po' una forzatura, ma il discorso ha il suo bel senso. La Profess. ha fatto bene a prendere appunti.

danilo ha detto...

Un frate _deve_ essere ironico. Cioè, autoironico.
Altrimenti come fai ad andare in giro con un completino beige e i sandali?

Manina Futura ha detto...

Non mi è chiaro se sia una candidatura o una confessione :-)

Spinoza ha detto...

Un prete che dice le cose come stanno. Fossero tutti come lui avremo vagonate di prelati a presentarsi in questura autodenunciandosi per pedofilia...

mich ha detto...

@ndr, qui sono a casa

@silas, se un giorno ti fanno testimone ti darò delle dritte per sopravvivere al trenino (di cui il testimone deve farsi promotore per contratto)

@jane, anche quella degli sposi

@lorenZo, la definizione di limite come "il recinto, la forma periferica che conferisce identità all'insieme" mi piace molto

@danilo, mh, dipende, ci devo pensare. Il conflitto va in qualche modo risolto credo, con il perdono o qualcosa di simile

@matteo, ho il taccuino sempre in tasca

@manina, è una candidatura: se capita che ti sposi e sei indeciso sul testimone ti mando il CV

@spinoza, un frate da ricordare, sì

Marcella ha detto...

Mi domando se il frate riesca a perdonare la chiesa per i limiti che ha imposto alla sua vita..
Detto questo, il post mi ha ricordato una commedia romantica vista di recente, "27 volte in bianco" (sorvoliamo sul titolo...) dove la protagonista fa da damigella a tutte le sue amiche aspettando di essere finalmente lei un giorno la sposa! Finale scontato ovviamente.

danilo ha detto...

Allora, Mich, se tu scegli la strada che va verso sud, non puoi incolpare di questo il fatto di non essere andata a nord. Ovvio, potevi restare ferma al bivio. Oppure muoverti.
Il fatto che qualcuno debba essere perdonato per questo, mi resta incomprensibile.

LorenZo ha detto...

@mich, a me piaceva di più "Il limite è dove finisci tu e comincia l'universo". È come se oltre la pelle cominciasse tutto ciò che non sono io. Ed è proprio questo infinito oltre me che mi dà un senso. Che prova la mia esistenza.

Per capire meglio, invertiamo i soggetti, un po' come indossare il maglione rivoltato (interno-esterno), ti sarà successo talvolta: quello che prima era l'interno, cioè il tuo corpo, adesso è all'esterno, è l'infinito, anche se non si vede. E quello che prima era l'esterno, l'infinito, adesso è compresso nel tuo corpo. Come se tu fossi una piccola molecola, ma grande come l'infinito. eh :-)

P.S. No, non ho fumato niente.

ghirigori ha detto...

non essere mai stato invitato a nessun matrimonio salvo quelli dei parenti mi ha dunque risparmiato il gioca jouer. grazie signore grazie.

gianni ha detto...

a me invece chiedono sempre di leggere in chiesa