martedì 26 aprile 2011

Io penso negativo

Uno degli aspetti più trascurati della sofferenza, ammesso che io possa permettermi di accostarmi al nobile concetto di dolore, è la pericolosa tendenza delle afflizioni ad autoalimentarsi. È una vocazione che fa malissimo. Fisicamente intendo. Si chiama disfattismo. Ci avete fatto caso? È spesso incredibilmente più facile concepire e sviluppare pensieri negativi che positivi. Ci si affeziona quasi all’attesa inevitabile di qualche sventura. I pensieri negativi sono in grado di prendere il sopravvento senza che nemmeno ci sia dato il tempo di indagare a fondo le alternative. Diventa un automatismo della mente e difficilmente capita il contrario. O comunque molto di rado. Non sono i desideri e le aspettative che si fanno strada nei nostri meccanismi di reazione, né le speranze più costruttive: è molto più facile invece che ci si attardi in compagnia dei presagi più luttuosi. Non si tratta di scaramanzia, perché a differenza di questa ha una tenacia più tagliente. Non si tratta neanche di pessimismo, con il quale si possono aprire degli spiragli di confronto dialettico. E nemmeno del cinismo più audace, per la cui disciplina nutro ancora qualche rispettoso timore.
Il disfattismo è un’altra cosa. È la sfiducia amplificata dalla coscienza. È la negatività che si compiace di se stessa. Perché il problema vero, con il disfattismo, è proprio questo, il compiacimento, l’autocommiserazione, la maglia sottile e resistente della sfiducia che ama nutrirsi di se stessa.
Ci sono due categorie di disfattisti: quelli che soccombono perché incapaci di riconoscere il malfunzionamento del proprio metodo e quelli che soccombono anche se ne sono pienamente consapevoli. Sono i disfattisti lucidi. Sono i più pericolosi quelli che ne hanno contezza, perché la lucidità diventa un alibi. È il migliore dei pretesti per non fare sforzo alcuno nel motivarsi con positiva intraprendenza verso il quotidiano. E badate bene che l’autocompiacimento delle proprie miserie è una tentazione che investe tutti quanti, me inclusa. Ma nutro ancora l’allegra fiducia che sia possibile proporre a se stessi delle varianti.

11 commenti:

gianni ha detto...

d'accordo su tutto

A. ha detto...

come darti torto? :)

Sergio ha detto...

Grande Mich!

Danilo Avi ha detto...

Diciamo che spero che il mio progressivo deterioramento mentale mi abbia reso impermeabile alle più deliziose finezze del sarcasmo feroce. E quindi, dandoti per buono che lo sia, replico con altrettanto: il disfattista lucido, se è vivo, primo è lucido, secondo non è disfattista.
Voglio dire, è vivo.

fabietto82 ha detto...

L'automiglioramento è masturbazione, invece l'autodistruzione... (cit. Fight Club)

Raffa ha detto...

Al liceo, per parecchio tempo sono stata segretamente innamorata di Jacopo Ortis, fai un po' tu. Poi stavo per laurearmi in disfattismo lucido, con tesi sperimentale in sfiducia nelle proprie capacità, ma ho abbandonato dopo aver dato tutti gli esami perché non mi sentivo all'altezza. Ora frequento di tanto in tanto qualche seminario di automiglioramento perché così forse riuscirò a finire la tesi.

ndr ha detto...

Lucida mente disfattista.
Il disfattista comunque costruisce con metodo il suo disfattismo, tanto che seppur messo alla prova, regge. Anche perché, se disfattista, non può essere buttato più giù da altre persone rispetto a quanto non si butti giù da solo. È uno scavatore, ecco. Solitario. Egoista.

biondatinta ha detto...

quanto hai ragione...

mich ha detto...

@gianni, @A. grazie, apriamo uno sportello?

@Sergio, son qui apposta ;-)

@danilo, danilo, vivo e disfattista. devo pensarci

@fabietto, citi uno dei miei libri preferiti

@Raffa, e il giovane Werther vogliamo dimenticarlo?

@ndr, è in effetti il metodo che qualche volta merita il mio rispetto. ma solo qualche volta

@biondatinta, quei puntini di sospensione non mi piacciono manco un po'

rita ha detto...

E' che, secondo me, l'allegria si autoalimenta, mentre il dolore non va oltre un istante ed esige, pertanto, di essere alimentato dal terreno su cui cade come un seme transitorio. L'allegria è gramigna. benedetta gramigna, che cresce sola. E noi, giardinieri molto snob, nemmeno la degniamo di uno sguardo.

Roby ha detto...

Occhio a giocare col disfattismo però. Nelle dittature sono definiti disfattisti tutti coloro che criticano la positiva visione della realtà imposta dal potere.