domenica 20 febbraio 2011

Fenomenologia del colpo di sonno in treno

Ci vuole contegno e una certa funambolica abilità per addormentarsi con classe in una vita pendolare. Il treno, lo sanno tutti, sa cullare come pochi altri mezzi e il ritmico scivolare dei binari regala momenti di raro lirismo onirico. I peggiori dormitori ferroviari in assoluto sono quelli che non hanno contezza del loro stato: li riconoscete perché ciondolano in avanti, facendo piccoli scatti per tirar su la testa in un maldestro tentativo di veglia. Ad alcuni scende anche la mandibola, con indecorosa apertura della bocca, labbro inferiore esposto. Questi sono gli inesperti, perché tale sconveniente siparietto si può evitare. Seguitemi. Tanto per cominciare dovete rendervi conto di quando il sonno sta per giungere: è inevitabile, lo sapete che vi vincerà e non deve cogliervi impreparati. Assecondatene l’avanzare chiudendo il libro che state leggendo, perché non vi caschi in terra, per non stropicciare le pagine nel dormiveglia. Appoggiate poi la testa in modo stabile e non fate gli schizzinosi con il sedile. Se siete pendolari abituali da anni dovreste aver superato il terrore dei germi insediati nel vagone e il vostro sistema immunitario dovrebbe aver sviluppato anticorpi specifici per la promiscuità quotidiana tipica di trenitalia. Quindi non fate i sofisticati e non vi opponete al contatto tra la vostra nuca e la fodera stinta del sedile. L’ideale è fare delle timide prove di perdita di coscienza, per capire se il peso della fronte vi porta in avanti oppure se il baricentro è stabile. Fondamentale perché il sonno vi colga preparati è dunque assicurarsi di non lasciare spazio all’oscillazione del capo. Non funziona quasi mai e cascherete in avanti comunque due volte su tre, basta un’accelerazione improvvisa o una frenata indelicata, ma vale comunque la pena provarci.

8 commenti:

Lindalov ha detto...

Però è tanto bello lasciarsi andare così, come viene...
E' fantastico, ti coglie impreparato e dura pochi minuti: un orgasmo.

:D

Spinoza ha detto...

Mai riuscito a dormire in treno, neanche una volta.

Effe ha detto...

Non so se la cosa possa farti piacere, ma volevo dirti che ti ho assegnato un premio (ti prego, non odiarmi!:)). Grazie per tenermi compagnia col tuo blog.

http://pure-well-water.blogspot.com/2011/02/sunshine-award.html

Roby ha detto...

Quante dormite al ritorno dal liceo... e, come per magia, non sono mai andato oltre "Settimo, stazione di Settimo"...

ndr ha detto...

Avevo un cambio a Pisa, ma dormivo. Il controllore mi svegliò, e dopo le prime incomprensioni (Questo biglietto non va bene. E io: ma come? sìsì. E lui: No, si sta andando a Firenze. E io: Veramente ho il cambio a Pisa. E lui: Allora doveva scendere prima. E io: Dormivo) mi fece scendere senza neppure pagare la multa. Che bravo.

Carlo De Petris ha detto...

Io sono un professionista della pennichella su mezzi pubblici. MEtro o bus che sia, riesco a cascare all'istante in condizione di riposo per poi svegliarmi poco prima della fermata desiderata.

Alla fine di numerose sperimentazioni, sono arrivato alla conclusione che poggiare la testa lateralmente sul vetro (o quello che è, dipende dai mezzi della vostra città) conferisce una certa stabilità al corpo tutto.
Provateci senza pudore :)

simple ha detto...

Come si fa a non dormire su un treno, che ti canta una ninna nanna monotona e continua?
:)

mich ha detto...

@lindalov, se me lo dici tu tendo a fidarmi

@spinoza, mi spiace moltissimo! provaci!

@effe, io ti ringrazio assai :-)

@roby, io non rischio molto, dal momento che il mio treno fa capolinea sia all'andata che al ritorno (al limite riparte e mi risveglio a Ceva)

@ndr, nella mia vita pendolare sto scoprendo molto spesso lati insospettabilmente umani della categoria 'controllore'

@carlo, approvo il vetro. mi fa solo un po' senso (unico caso in cui faccio la schizzinosa) quando è tutto bello appannato di gelo, calore e di fiati

@simple, per me è impossibile infatti