martedì 1 settembre 2009

Donna triste, maneggiare con cautela


La verità è che quando una donna è triste c’è poco da chiedere. Soprattutto quando i motivi di quella malinconia non sono chiari nemmeno per lei. Il massimo che potete fare è cercare di assecondarla. Assecondarne i capricci normalmente significa concederle una serie di iniziative moleste sulla vostra persona. Far finta che sia colpa vostra insomma. E anche se in tutta coscienza potete dire di non aver fatto niente di sbagliato sappiate che qualcosa la si trova sempre. Quindi vi conviene darle ragione a prescindere e mantenere il vostro atteggiamento limpido e accomodante, in special modo se la malinconia si accompagna all’insofferenza. Ad esempio dovete dimostrare entusiasmo se manifesta il desiderio di abbattere sui vostri alluci una pentola a pressione o un rastrello da giardiniere. Denigrare persone che stimate ma che sapete che lei detesta vi farà guadagnare il suo rispetto e forse riuscirete persino a meritarvi un sorriso. Dovete poi apprezzarne gli sforzi compiuti nel tentativo di cucinare quella pietanza a base di seitan che detestate. Anche permetterle di togliervi i punti neri può essere terapeutico per il suo umore (personalmente è una pratica che aborro, ma conosco donne di ingegno, cultura ed intelletto che invece impazziscono di gioia all’idea di un simile privilegio sulla pelle del partner – specie sulla schiena – ). Chiederle ripetutamente “cos’hai?” è il modo migliore per alimentarne la depressione e, in certi casi, la furia, sappiatelo. Cosa volete che vi risponda? “niente”, dirà. E, a seconda che a prevalere sia la tristezza o l’insofferenza, potreste provocare, con l’incauta domanda, tanto le lacrime quanto una padellata in fronte. Assecondarla, dunque. Il che potrebbe significare anche restare al buio in salotto a fissare la tele spenta per due ore. In tal caso troverà la vostra presenza irritante. Ma la vostra assenza la offenderà a morte.

15 commenti:

mich ha detto...

Questo post aveva già uno spazio nel mio vecchio blog pensionato. Non ricordo l'Occasione che gli fece prendere vita (ammesso che ci fosse), però oggi avevo voglia di fargli prendere aria. L'ho tirato fuori, ho modificato qualcosa ed eccolo qui.

Splendida Annette ha detto...

Come hai ragione ma in particolar modo vorrei soffermarmi su quel: "cos'hai" che dopo anni di convivenza e di "niente" come risposta costante, continua imperterrito e martellante.
Forse sarà la sua coda di paglia ma ormai dovrebbe averlo capito che se mi arrabbio con lui il rospo non me lo tengo certo in corpo e quando invece ho "quei momenti" non mi basterebbe neanche un telecomando per accendere o spegnere il mondo intorno.

Splendida

sancla ha detto...

Di solito i me quella tristezza" è sinonimo di sindrome pre-mestruale. I tuoi consigli sono semplicemente perfetti!
:)

splendidi quarantenni ha detto...

L'antitodo alla tristezza femminile è il silenzio che accompagna un lungo abbraccio. Tanto, tutto ciò che diresti sarebbe usato contro di te, uomo. Ecco. Finita la saggezza.

Carlo De Petris ha detto...

un abbraccio forte forte *hug*

Niente domande, ma tanta pazienza! Ecco cosa ci vuole forse; abbracci, pazienza, tempo ... così può andare?

Clelia ha detto...

questo post dovrebbe essere letto dagli uomini e compreso ovviamente

Clelia

mich ha detto...

@ annette: pensavo a un poster gigante da appendere in salotto, qualcosa tipo "prima di chiedere Cos'hai contare fino a 250"

@ sancla: maledetti ormoni!

@ splendido: mmh, finita la saggezza che succede?

@ carlo de petris: abbracci, pazienza e tempo? farei attenzione all'uso della parola "pazienza"... una donna in quelle condizioni detesta sentirsi oggetto di "accondiscendente pazienza"...
;)

@ clelia: e invece non capiscono mai quanto possa essere terapeutico fissare una parete vuota per mezzo pomeriggio!

giardigno65 ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
giardigno65 ha detto...

non c'è scampo !

m ha detto...

Quando si è tristi e malinconici l'unica cosa che vorremmo e che tutto si inghiottisse in se stesso, silenziosamente, il tempo necessario.

Anonimo ha detto...

Sì, è esattamente come lo descrivi.
Ma...voglio dire, mettiti nei panni dell'imbecille (io, eventualmente) che _comunque_ si sente in colpa. Cosa cazzo puoi fare, se non chiedere "cos'hai?"

Allora, la gente che si sente sempre in colpa è gente che ha il delirio di onnipotenza, com'è ovvio. Perciò, se tu stai male, ne viene di conseguenza che io ho fatto qualcosa di sbagliato, o non ho fatto qualcosa di giusto (io e tu impersonali). E chiedere cosa cazzo sia è, beh, imprescindibile.

Anche se hai completamente ragione. Si dovrebbe fissare il soffitto in perfetto silenzio. La soluzione ottimale.

Ma, per ogni cosa che voi donne non potete proprio evitare di fare ce n'è almeno una che noi uomini non possiamo proprio evitare di fare.

Immagino si chiami vivere...

Danilo

mich ha detto...

@ giardigno65: lo so, mi dispiace

@ m: sai, a volte è il concetto di "tempo necessario" a creare qualche problema (a volte si tratta di un mezzo secolo buono)

@ danilo: ho capito tutto tranne l'ultima frase... mi sa che è un problema mio (e dei miei ormoni spiaccicati sul divano a fissare il soffitto)

Ale ha detto...

Certamente le pulzelle devono essere assecondate, non mi è ancora chiaro che cosa bisogna però fare con: uomini col raffreddore, uomini con uno spiccato lato femminile (non gay), uomini che ti baciano e poi vogliono essere tuoi amici (e non ti asecondano, ma ti dicono di volerti bene)...qualcuno mi può suggerire?

mich ha detto...

@ ale: gli uomini col raffreddore vanno ricoverati

Anonimo ha detto...

Perche non:)